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CANNES 2018 Concorso

Recensione: Les Filles du soleil

di 

- CANNES 2018: Trattando il tema delle donne curde combattenti, Eva Husson riesce a trasmettere un messaggio forte, ma non riesce a restituirne le sfumature

Recensione: Les Filles du soleil
Emmanuelle Bercot e Golshifteh Farahani in Les Filles du soleil

"La Donna, La Vita, La Libertà". Questo refrain cantato dalle donne in tuta mimetica, armi alla mano, alla vigilia della battaglia, che sono al centro del secondo lungometraggio della francese Eva Husson, lanciata in concorso al 71° Festival di Cannes con Les Filles du soleil [+leggi anche:
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, riassume perfettamente con quali lodevoli intenzioni la regista abbia affrontato il tema militante ed emozionante del suo secondo lungometraggio dopo l’apprezzato Bang Gang [+leggi anche:
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. Ma tra il dire e il fare la distanza è notevole, e le semplificazioni che è stata costretta ad operare nella complessità del mosaico della guerra nella regione del Sinjar (nel nord-ovest dell'Iraq e vicino al confine siriano) tra l'agosto 2014 e l'autunno 2015, e lo stile cinematografico molto americano che ha adottato senza forse averne davvero i mezzi, danno un risultato modesto, che ovviamente non toglie nulla alla portata di un messaggio contro la violenza sulle donne e sulla forza che dispiegano per superare la loro sofferenza e combattere contro i loro oppressori.

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Piazzandosi sin dall’inizio sulla scia di Mathilde (Emmanuelle Bercot), una reporter di guerra francese molto esperta, ferita nel fisico (ha perso un occhio a Homs) e indebolita anche dalla sua situazione familiare (scopriremo successivamente che suo marito, anch’egli giornalista, è stato ucciso tre mesi prima in Libia e che il loro bambino ha attacchi d'ansia da allora), il film arriva molto velocemente (in elicottero e attraverso sontuosi scenari di montagna) sui luoghi della sua azione. Le forze curde stanno aspettando il supporto aereo della coalizione internazionale per riconquistare una città occupata da Daesh. Mathilde viene quindi integrata in un battaglione molto particolare comandato da Bahar (Golshifteh Farahani), in realtà il ​​personaggio centrale della storia. Queste soldatesse sono in effetti ex prigioniere degli uomini in nero che avevano fatto razzia di più di 7000 donne e bambini nei villaggi circostanti il ​​3 agosto 2014. Donne come Bahar che ha visto morire suo marito davanti ai suoi occhi e il suo giovane figlio rapito, e che è stata venduta e rivenduta, passando da un carnefice stupratore a un altro prima di fuggire finalmente grazie a un aiuto esterno. Tutti eventi che il film ripercorre in flashback, mentre nel presente l'offensiva si prepara, poi scoppia, lanciando Bahar, la sua piccola truppa e Mathilde come testimone, là dove fischiano le pallottole, sotto la minaccia delle mine, dove cadono le granate, dove si annida la morte...

Avendo scelto l’angolo dell’eroismo della sua protagonista, Eva Husson fa avanzare in modo efficace la sua trama, e le immersioni nel passato di Bahar si rivelano il punto di forza di Les Filles du soleil, che trova in Golshifteh Farahani anche un’ottima interprete. Da un’altra parte, la mancanza di spessore dei personaggi secondari e le scorciatoie di sceneggiatura ostacolano il resto del film, con le sequenze d'azione, abilmente minimaliste, che non raggiungono un'intensità degna né delle produzioni americane di guerra né di alcuni documentari immersi nell’assedio alle città da parte dei curdi. Difetti che il film riempie solo in alcuni momenti (o cerca di fare con l'aiuto della musica onnipresente) senza, tuttavia, perdere totalmente di merito grazie alla struggente realtà cui si ispira.

Prodotto da Maneki Films e coprodotto dai francesi di Wild Bunch e di Arches Films, i belgi di Gapbusters, i georgiani di 20 Steps Productions [+leggi anche:
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 e gli svizzeri di Bord Cadre films, Les Filles du soleil è venduto nel mondo da Elle Driver.

(Tradotto dal francese)

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