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CANNES 2018 Un Certain Regard

Recensione: Euforia

di 

- CANNES 2018: L’italiana Valeria Golino torna col suo nuovo film da regista, con Valerio Mastandrea e Riccardo Scamarcio nei panni di due fratelli alle prese con un segreto

Recensione: Euforia
Valerio Mastandrea e Riccardo Scamarcio in Euforia

Cinque anni dopo il suo acclamato debutto alla regia, Miele [+leggi anche:
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, su Irene, una giovane assistente al suicidio che operava sotto il nome di “Miele”, Valeria Golino torna al Festival di Cannes con Euforia [+leggi anche:
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, un complesso dramma familiare che ha debuttato al Certain Regard. C'è una connessione tra i due film, poiché Golino guarda nuovamente al tema della malattia terminale, stavolta adottando un approccio diverso alla morte. In un certo senso, Euforia è una metafora dei modi cinici della vita, un'ode ai piccoli momenti che non riusciamo a cogliere nella nostra ricerca di qualcosa di più di quanto le nostre vite, che bruciano veloci, possano permettere.

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Ettore (interpretato dall'affermato attore Valerio Mastandrea) non sa di soffrire di un tumore cerebrale aggressivo. Tutti i suoi controlli medici passano attraverso il fratello minore Matteo (Riccardo Scamarcio), che è misteriosamente capace di mantenere lontana tutta la famiglia, incluso Ettore, dalla verità. Mentre il fratello maggiore, che è sempre più consapevole del fatto che ci deve essere qualcosa di più serio dietro la sua occasionale balbuzie e perdita di memoria a breve termine, passa attraverso una serie di trattamenti, il fratello più giovane è sulla china scivolosa della droga e dell'alcool. Guadagnando molto denaro, Matteo può indulgere in ciò che vuole, ma sta andando lentamente a pezzi.

Matteo preferirebbe scambiare la propria vita con quella di suo fratello malato gestendo la malattia di suo fratello, fornendo il meglio che la medicina moderna ha da offrire senza svelare la verità, piuttosto che affrontare il proprio desiderio di fumare, bere o sniffare qualunque cosa gli capiti fra le mani.

Non è chiaro perché Matteo nasconda la malattia di suo fratello a tutta la famiglia, che viene anche maldestramente spinta in secondo piano per fare spazio alla coppia, nonostante sia costantemente presente. Ettore è in procinto di separarsi da sua moglie dopo vent’anni, e ha un'amante. Con così tante cose che accadono nello stesso momento, e con molte storie collaterali coinvolte, la narrazione, che si appoggia alla sceneggiatura scritta dalla regista stessa con Francesca Marciano e Valia Santella, è difficile da comprendere. Allo stesso modo, le scene ripetitive dell'abuso di sostanze e delle feste di Matteo sollevano la questione se un montaggio più efficiente non avrebbe potuto salvare l'impressione generale tagliando almeno venti minuti. Tuttavia, ci sono alcuni bei momenti di conversazione tra i due fratelli radicalmente diversi, che si scontrano sul consumismo e sulle questioni etiche. Quando Matteo cerca di spiegare l'idea della sua azienda riguardo ai campi profughi, Ettore risponde: "Invece di risolvere i problemi dei rifugiati, dai loro il parquet".

Anche gli occasionali momenti di commedia sono piuttosto rinfrescanti: il pellegrinaggio al villaggio bosniaco di Medjugorje, dove la Vergine Maria presumibilmente apparve nel 1981, è probabilmente la parte più coerente della storia. La musica del compositore e direttore d'orchestra contemporaneo italiano Nicola Tescari e il lavoro alla fotografia di Gergely Pohárnok (che firmava la fotografia di un altro film del Certain Regard l’anno scorso, Out [+leggi anche:
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intervista: György Kristóf
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 di György Kristóf) sono degni di nota, così come il finale, che mostra uno stormo di uccelli che eseguono una danza incredibilmente bella nel cielo.

Il film, prodotto da Indigo Company Italy e Rai Cinema, e venduto da True Colours, offre inoltre buone interpretazioni e bei scorci dell’architettura di Roma.

(Tradotto dall'inglese)

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