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CANNES 2018 Un Certain Regard

Recensione: In My Room

di 

- CANNES 2018: Il film di Ulrich Köhler, che partecipa alla sezione Un Certain Regard, è un dramma romantico post apocalittico che mantiene l’interesse dello spettatore senza ricorrere a virus assassini o zombie

Recensione: In My Room
Hans Löw in In My Room

Se c’è qualche logica divina nel scegliere un infantile e perdente quarantenne come unico sopravvissuto all’apocalisse, gli dei nell’universo di Ulrich Köhler lo tengono segreto. Armin (Hans Löw) è il sopravvissuto tedesco che riesce a sfuggire a un evento inspiegabile che fa sparire tutti tranne questo molto incompetente cameraman giornalistico. Armin, solo e sconfortato, è notevolmente meno affascinante dell’unico sopravvissuto Charlton Heston e col progredire delle avventure post apocalittiche, se la cava più facilmente. Invece di mutanti feroci, le uniche cose con cui Armin ha qualche problema sono i cani e il suo pollaio poiché in maniera diligente ridà vita alla sua dimora di campagna.

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, film di Köhler che partecipa alla sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes, è un dramma romantico che mantiene l’interesse dello spettatore senza ricorrere a virus assassini, zombie o mutanti tossici. E’ divertente vedere Armin trasformarsi da un buono a nulla grasso e in lutto in un sopravvissuto incallito capace di costruire una casa, creare elettricità, diventare esperto di allevamento e coltivare campi. La sua nuova vita, piena di natura e obiettivi, è piuttosto un sogno che si avvera invece di un incubo.

Alla fine ampliando il magico realismo del suo Sleeping Sickness [+leggi anche:
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, Köhler ci invita a meditare su un mondo di assoluta libertà minacciato solo dal nostro bisogno degli altri. Prima della grande scomparsa, Armin è indebitato ma è troppo pigro per affrontarlo. Un’avventura di una notte non finisce bene quando Armin insiste sul fatto che la ragazza (Emma Bading) portata nel suo miserabile piccolo appartamento si lavi i denti prima di fare sesso. Poi arriva una chiamata allarmante dove Armin viene informato sul precario stato di salute della nonna. Resta accanto a lei nella casa di famiglia che è stata occupata dalla nuova fidanzata di suo padre (Michael Wittenborn), Lilo (Katharina Linder). Accade l’inevitabile e Armin, essendo in lutto per la morte della sua cara nonna (Ruth Bickelhaupt), guida verso un famoso posto lungo il fiume per bere e per dimenticare mentre osserva una festa su delle barche galleggianti lungo il fiume. Si sveglia in un mondo senza persone. Macchine abbandonate, passeggini, supermercati sparpagliati e altre tracce di civiltà (è da sottolineare l’ottimo lavoro svolto dagli scenografi Jochen Dehn e Silke Fischer) disseminati per le strade. E così inizia l’avventura.

Si scopre che c’è un’altra donna sopravvissuta di nome Kirsi (Elena Radonicich), che si presenta un giorno di punto in bianco su uno squallido camper. Queste persone del tutto diverse, sebbene abbiano un flirt romantico, non sono fatti per essere i nostri Adamo ed Eva. Kirsi rifiuta di avere figli in “questo mondo terribile”, anche se l’ultimo uomo sulla Terra l’ama. Un finale agrodolce di un’avventura romantica che ci fa chiedere cosa sarebbe successo dopo nel nuovo mondo di Armin.

La fotografia di Patrick Orth è sobria e realistica, come in tutte le sue precedenti collaborazioni con Köhler. Inoltre, l’eccellente musica di Johannes Grehl aiuta ad aggiungere strati di misterioso vuoto a un’insolita atmosfera lussureggiante post apocalittica.

Il quarto film di Köhler è stato prodotto da Pandora Filmproduktion e coprodotto da Echo Film (Italia), e dai tedeschi di Komplizen FilmWestdeutscher RundfunkARTE Production Company.

(Tradotto dall'inglese da Francesca Miriam Chiara Leonardi)

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