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KARLOVY VARY 2018 Concorso

Recensione: Miriam miente

di 

- KARLOVY VARY 2018: Questa produzione tra Spagna e Repubblica Dominicana riunisce i talenti di due promettenti registi, nati sulle due sponde dell’Atlantico, Natalia Cabral e Oriol Estrada

Recensione: Miriam miente

Dopo il successo ottenuto l’anno scorso al Festival di Karlovy Vary dal documentario Muchos hijos, un mono y un castillo [+leggi anche:
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, scritto, diretto, montato e prodotto da Natalia Cabral (Santo Domingo, 1981) e il catalano Oriol Estrada (Capellades, 1983), un duo che aveva già realizzato in precedenza un paio di documentari: Tú y yo (2014) e El sitio de los sitios (2016), proiettati e premiati in festival come quello internazionale del documentario di Amsterdam (IFDA), Malaga, Visions du Réel, Cartagena, Biarritz e L'Avana, e ambientati, come questo film di cui parleremo ora, ai Caraibi.

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Se nel 1997, l'americana Elisabetta Schub ritrasse nel suo cortometraggio Cuba 15 come si organizza e cosa implica la celebrazione di un 15° compleanno sull'isola, ora sono Cabral e Estrada a usare lo stesso leitmotiv in Miriam miente per ritrarre un evento sociale e familiare di questo (smisurato) calibro nella Repubblica Dominicana: nel loro film, una madre di classe agiata prepara in modo speranzoso e quasi ossessivo l'arrivo di sua figlia a quell'età, quando lascerà l'infanzia per abbracciare, con molti orpelli, abiti da adulta, trucco e acconciatura, la gioventù.

Ma la protagonista del titolo, una ragazza mulatta, ha incontrato un ragazzo su una chat online e ha annunciato ai suoi parenti che sarà il suo cavaliere alla festa del suo 15° compleanno. Tutti sono eccitati, pensando che si tratti di un ragazzo di classe elevata, ma quando Miriam lo incontra e scopre che è di pelle nera, non ha il coraggio di parlargli e scappa via. L’occultamento di questi dati razziali continuerà fino a quando intorno a loro non si costruirà un enorme circolo vizioso di falsità, da cui la giovane protagonista non saprà come uscire.

Con un tema del genere, la coppia di cineasti ha costruito un ritratto accattivante di una cultura, al contempo una cronaca intima dell'adolescenza e una feroce critica a una società classista, razzista e presuntuosa. Tutto questo con uno stile vicino al documentario, dove spicca un cast di attori – giovani e meno giovani, alcuni esperti, altri non professionisti – di una sorprendente naturalezza. Con questo eccellente biglietto da visita, si augura a Cabral e Estrada che questo festival ceco sia il trampolino di una lunga e applaudita carriera, come è stato per Salmerón con il suo primo lungometraggio, nella stessa manifestazione, dodici mesi fa.

Miriam miente, che è uno dei progetti selezionati dal Tribeca Film Institute nel suo programma TFI Latin America Fund 2018, è una produzione di Faula Films (degli stessi cineasti, formatisi alla Escuela de San Antonio de los Baños, Cuba) e Mallerich Films, con il supporto del programma Ibermedia. Delle sue vendite internazionali si occupa l’agenzia madrilena Latido Films.

(Tradotto dallo spagnolo)

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