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ODESSA 2018

Recensione: Home Games

di 

- Il nuovo film di Alisa Kovalenko, proiettato nel Concorso documentari europei di Odessa, si concentra su una promettente giocatrice di calcio che affronta le sue più grandi sfide fuori dal campo

Recensione: Home Games

"Ragazze, i vigliacchi non giocano a calcio!" strilla l'allenatrice della squadra femminile nell'adorabile documentario di Alisa Kovalenko, Home Games [+leggi anche:
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, presentato nella sezione Concorso documentari europei del Festival internazionale del film di Odessa, ma i fan di Sognando Beckham [+leggi anche:
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di Gurinder Chadha stiano in guardia. Pur concentrandosi su una giocatrice di talento, che sogna di far parte della squadra nazionale, la giovane regista ucraina sembra essere più interessata a ciò che accade al suo personaggio dopo che i lividi sono guariti e il gioco è finito. Probabilmente perché è l'unico momento in cui Alina, diretta e forte, sembra perdere il controllo.

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Suo malgrado – i suoi genitori negligenti sono stati assenti per la maggior parte della sua vita, a causa dei loro problemi sia con la legge che con l’alcol – Alina è lasciata da sola a crescere i suoi fratelli più giovani. Aiutata solo dalla nonna, cerca di tenere unita la famiglia, e sebbene i soldi siano pochi, si sforza di offrire ai bambini il tipo di infanzia che non ha mai avuto. Sorprendentemente, quasi ci riesce – ma a un prezzo alto poiché il calcio, la sua unica via di fuga da quando aveva sette anni e doveva camuffarsi da ragazzo per giocare, scende sempre più in basso nella sua lista delle priorità, mentre l’acquisto di quaderni e matite per la scuola hanno la precedenza. "Questi sono i miei figli – mio figlio e mia figlia", dice in tono scherzoso, mezzo rassegnato, lentamente assumendo quel ruolo che non ha mai veramente chiesto.

Ciò non vuol dire che si tratti di un dramma sociale, dal momento che sia la regista che la sua protagonista sono troppo ostinate e spiritose per lasciare che il dolore prenda il sopravvento. I ragazzi, beatamente ignari della difficile situazione della loro sorella, portano una grande dose di leggerezza al film, e la relazione stabile di Alina con la sua ragazza ("Sono già passati sette anni? Wow!" dice a un certo punto) dà calore e offre un’interpretazione sorprendente di "My Heart Will Go On" di Céline Dion, a dimostrazione del fatto che se puoi tirar fuori la ragazza dal Titanic, non puoi tirar fuori il Titanic dalla ragazza. È sorprendente come a volte Kovalenko si avvicini ai protagonisti, fermandosi solo quando il padre ubriaco di Alina, di nuovo svenuto sul divano, le rivolge uno sguardo vitreo.

Ispirata da sua cugina, una delle ultime donne a giocare nella squadra dell'URSS, Kovalenko guarda alle donne che non hanno quasi nessuna possibilità di trasformare la loro passione in un lavoro. Ma anche se Alina non riesce a trasformare in realtà il mantra della rivista femminile e "mettere se stessa al primo posto", a differenza di quasi tutti gli altri membri della sua famiglia, non è nemmeno pronta a rinunciare ai propri sogni, e non c'è da meravigliarsi. Dopo tutto, come spiegato nella commedia di Chadha del 2002, chiunque può cucinare aloo gobi. Ma chi può far ruotare la palla come Beckham?

Home Games è prodotto da Maxym e Valentyn Vasyanovych per Studio Garmata Film (Ucraina), Stephane Siohan per East Roads Films (Francia), Iya Myslytska, Miroslaw Dembinski, il DocEdu Foundation e Telewizja Polska (Polonia). Il film è stato sviluppato tramite The Guardian Goes Ukraine, e le vendite internazionali sono gestite da Aleksandar Govedarica e Jasmina Vignjevic, di Syndicado.

(Tradotto dall'inglese)

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