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LOCARNO 2018 Fuori concorso

Recensione: Mudar la piel

di 

- LOCARNO 2018: Il documentario di Ana Schulz e Cristobal Fernandez si presenta come un’inchiesta su una misteriosa amicizia, ma risulta trasversale a vari generi

Recensione: Mudar la piel

Il primo lungometraggio di Ana Schulz (fotografa, nata ad Amburgo nel 1979) e Cristobal Fernandez (Madrid, 1980, professore di cinema, musicista e montatore di film come La jungla interior [+leggi anche:
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, El mar nos mira de lejos [+leggi anche:
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), girato in quattro anni, è stato finalmente svelato ad un festival che valorizza questo genere di proposte alternative: LocarnoMudar la piel [+leggi anche:
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 è un documentario che, già dalla prima scena (totalmente descrittiva, filmata su una teleferica che sorvola Madrid, appesa al cavo, e accompagnata dal pianoforte e dalle voci fuori campo dei narratori), si iscrive nel genere del thriller di inchiesta, spirito che non si smorzerà fino allo sconcertante scioglimento finale. Nel frattempo, lascia comunque spazio anche al ritratto familiare, alla ricostruzione storica e alla celebrazione, discreta ma intensa, dell’amore genitori-figli.  

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La Schulz è la figlia di Juan Gutiérrez, mediatore di conflitti durante gli anni 1980 e 1990, quando il gruppo terrorista ETA trasformò i paesi baschi in un campo di battaglia. Durante questo periodo strinse amicizia con Roberto Florez, un individuo sfuggente e imperscrutabile la cui personalità ha molto in comune con il titolo del film di cui parliamo (che si traduce con cambiare pelle/fare la muta, ndlt.).

La regista ha sempre provato una grande curiosità nei confronti di questo personaggio controverso. In particolare, voleva capire su quali basi si fosse costruita quell’amicizia di ferro, eterna, che univa l’uomo a suo padre. Quest’ansia di comprensione è il motore del documentario e in questo modo, così come l’uomo protagonista della loro inchiesta, i due co-autori si trasformano in qualche modo in spie e, allo stesso tempo, il film diventa un gioco di specchi e contagi inarrestabili che a sua volta cambierà pelle.  

Ombre di sospetti di tradimento, intelligenza della vita, ammirazione e affetto enormi nei confronti della figura paterna, documenti grafici su un passato dei più tumultuosi e un montaggio agile che non fa mai cadere l’attenzione dello spettatore: tutti ingredienti che fanno di questo film un’opera sorprendente, appassionata e appassionante, che fa luce su una di quelle storie allucinanti, tuttora sconosciute, nella Storia di questo paese complesso, contraddittorio ma anche affascinante che è la Spagna.

Mudar la piel, sceneggiato da Ana Schulz e montato dai due co-registi, con la collaborazione, per la post-produzione, di Mauro Herce (Dead Slow Ahead [+leggi anche:
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), è stato prodotto da Sr. y Sra. con Labyrinth Films e il sostegno dell'ICAA, del Governo basco e del Festival internazionale del cinema di Las Palmas de Gran Canaria, dove ha ottenuto il Premio MECAS 2017 (più di informazioni qui), e con la partecipazione di EITB. Sarà sugli schermi nazionali in ottobre, grazie a Márgenes Distribución.

(Tradotto dallo spagnolo)

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