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LOCARNO 2018 Piazza Grande

Recensione: Coincoin et les Z'Inhumains

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- LOCARNO 2018: “P’tit Quinquin” torna in circolazione nella brillante seconda stagione della splendida serie diretta da Bruno Dumont, che mette in scena alieni, rifugiati e improbabili poliziotti

Recensione: Coincoin et les Z'Inhumains

In occasione del Locarno Film Festival Bruno Dumont è stato insignito del Pardo d’onore Manor, prestigioso premio alla carriera, e in segno di gratitudine ha omaggiato il pubblico della serata con un dono: la sua nuova serie TV Coincoin et les z’inhumains. Se possibile, Coincoin è un’opera perfino migliore della serie precedente, P’tit Quinquin [+leggi anche:
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, presentata a Cannes nel 2014. L’eccezionale fama del regista è legata ad opere drammatiche ed austere, e la sua svolta nella commedia ha sorpreso sia pubblico che critica. Non stupisce, invece, il parere della più nota rivista cinematografica francese, i Cahiers du Cinéma, che ha consacrato la serie come miglior film del 2014, mettendo Jean-Luc Godard al secondo posto. Coincoin et les z’inhumains ha l’onore di essere la prima serie TV ad essere proiettata nella sontuosa cornice en plein air di Piazza Grande, al Festival di Locarno.

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Nella seconda stagione Quinquin è nel pieno dell’adolescenza, e si fa chiamare Coincoin (Alane Delhaye). Se la prima stagione, incentrata su una maldestra indagine di polizia per il caso di un serial killer, era un’esilarante rilettura de L’umanità (Humanité), capolavoro di Dumont del 1999, la seconda stagione sembra una variazione sul tema del film d’esordio del regista, L’età inquieta (La vie de Jésus, 1997), con elementi come le prime, imbarazzanti esperienze sessuali, l’immigrazione e il soprannaturale. 

La combinazione tra realismo sociale, in particolare l’ascesa dell’estremismo di destra, e avventure aliene ricorda la commistione di generi in cui eccelle il regista britannico Edgar Wright. Come nella prima serie, l’asso nella manica di Dumont sono le strabilianti interpretazioni di Bernard Pruvost e Philippe Jore nel ruolo dei poliziotti incaricati dell’indagine, Roger Van Der Weyden e Rudy Carpentier. C’è una chiara somiglianza tra il ritratto assurdo e parodico della polizia rappresentato da Roger e il Pharaon de Winter de L’umanità, ma non sarebbe esagerato azzardare che l’interpretazione di Pruvost raggiunga le vette del grandioso Peter Sellers nei panni della Pantera Rosa. Pruvost, con i suoi incredibili tic facciali, e Jore, con la sua strabiliante vivacità nello sguardo, sono tornati nei panni dei loro personaggi con estrema naturalezza, incentivati dall’entusiasmo in risposta alla prima stagione, e si calano nel ruolo in modo perfino più esilarante. La seconda stagione, infatti, prende molto di più i toni della commedia, avendo perso alcuni aspetti di introspezione psicologica apparsi durante la caccia al serial killer in P’tit Quinquin

Coincoin si apre con l’arrivo di un misterioso agglomerato nero, caduto dal cielo sugli abitanti della Côte D’Opale. Coincoin ha scoperto che la sua ragazza, Eve (Lucy Caron), è diventata lesbica, e cerca consolazione tra le braccia di Jenny (Alexia Depret). Insieme al suo migliore amico Fatso (Julien Bodart), Coincoin bazzica per i raduni del gruppo nazionalista Le Bloc: Dumont mette in relazione le reazioni alla caduta del meteorite nero con il l’atteggiamento nei confronti dei migranti, che vivono in baracche improvvisate. Tutti e quattro gli episodi sono di eccellente qualità, e le controfigure sono un tributo alla tradizione cinematografica dei sosia.

Coincoin et les z’inhumains è una coproduzione Taos Films e Arte FranceDoc & Film International si occupa delle vendite internazionali.

(Tradotto dall'inglese)

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