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SARAJEVO 2018 Concorso documentari

Recensione: 4 Years in 10 Minutes

di 

- Un audace e intelligente documentario sperimentale sulla scalata dell’Everest, che entra anche nei meandri della riflessione filosofica

Recensione: 4 Years in 10 Minutes

Il senso profondo dell’ultimo documentario di Mladen Kovačević4 Years in 10 Minutes [+leggi anche:
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, proiettato al Concorso documentari della 24a edizione del Sarajevo Film Festival, è esplicitato sin dall’inizio del film, nella prima didascalia che appare. “Ciò che mi aspettavo all’inizio del viaggio, quello che ho vissuto e quello che mi è rimasto alla fine non hanno nulla in comune l’uno con l’altro” può sembrare un infiorettato pacchetto di banalità e pseudo-filosofia, ma diventa vero e qualche volta doloroso quando si tratta di alpinismo, e specialmente della conquista dell’Everest, come in questo caso.

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Lo svolgersi dell’azione è prevedibile: si vede un’iniziale, casuale curiosità, come in un esempio di cinema etnologico; la difficoltà fisica e mentale dell’ascesa e della discesa; qualche elemento tecnico, quel tanto che basta per far realizzare allo spettatore quanto sia pericolosa la sfida affrontata; momenti di epifania, shock e terrore; e infine un lento ritorno alla vita “normale”. Il titolo, pronunciato dal protagonista Dragan Jaćimović durante il film, nel momento del climax sulla cima, filmato in piano sequenza, incarna perfettamente il tutto, nonostante nel documentario appaiano gli ultimi due mesi (da fine marzo a fine maggio 2000), compressi nel tempo filmico di un’ora o poco più. Il film di Kovačević è fuori dall’ordinario non sono per la sua onestà, ma anche per le idee sperimentali estremamente audaci, quasi borderline (ma comunque intelligenti), e per l’eccezionale lavoro della sua troupe: la responsabile del montaggio, Jelena Maksimović, e il sound designer Jakov Munižaba (entrambi conosciuti per il loro lavoro sia in Depth Two [+leggi anche:
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 che in The Load [+leggi anche:
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intervista: Ognjen Glavonić
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 di Ognjen Glavonjić). 

Il materiale su cui lavorare non era molto: le poche riprese amatoriali della camera DV di Jaćimović e circa 200 pagine del suo diario scritto a mano. Non avendo un materiale video di altissima qualità, il team ha lavorato sul suo raffinamento, soprattutto per quanto riguarda l’audio (registrato, ovviamente, insieme al video), che diventa, nella versione finale del film, uno strumento fondamentale per creare l’atmosfera: dal suono ritmico di campane in un villaggio nepalese, che amplifica la calma del momento, all’ululare del vento in quota a rafforzare l’impressione di minaccia della situazione in cui il protagonista-cameraman si trova.

Da un altro punto di vista, le pagine del diario hanno fornito materiale in più da cui attingere per le spesso filosofiche didascalie che il regista usa in abbondanza, senza mai annoiare il pubblico. In un certo senso ci gioca, trasformandole in un mezzo per illustrare la natura relativa del tempo, che riflette appena le nostre impressioni interiori: per i primi due terzi del film, sono inserite su fermi-immagine e su una piccola porzione dello schermo, insieme alla data, per essere poi trascritte su schermo nero e, alla fine, inserite sulle scene che scorrono.

Il più notevole punto di forza del film, però, è probabilmente la sua capacità di rimanere fedele alla struttura del materiale originale, offrendo così una rappresentazione autentica della scalata, al di là dei cliché drammatici. L’ambiguità del tutto risiede nel fatto che alla sfida esterna e reale corrisponda una altrettanto difficoltosa battaglia interiore.

4 Years in 10 Minutes è una produzione indipendente realizzata dalla Horopter Filmska Produkcija di Mladen Kovačević. Il produttore è Iva Plemić Divjak.

(Tradotto dall'inglese)

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