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Harry Cleven

di 

Harry Cleven

Spesso si racconta a se stessi la storia della proprio vita. Ci si da anche l'impressione di conoscersi bene.
Ma certe volte una persona risorge dal nostro passato e rivela come ci percepiva.. e di colpo, siamo sconvolti.
Ecco come mi raccontavo...
Non ero predestinato a fare cinema... restauratore, garagista, fabbro... nemmeno un artista in famiglia.
Il resto era dovuto al fato...
Volevo dipingere, sono diventato attore.
Volevo fare teatro, faccio cinema.
Volevo essere davanti, sono passato dietro la macchina da presa
Volevo recitare dei testi, urlare, ridere, piangere.. ho scritto delle storie...
con personaggi che urlavano, ridevano, piangevano...
E poi un giorno, un amico d'infanzia perduto di vista da tanti anni va a vedere Abracadabra. Mi ha riconosciuto talmente nel mio film
che gli è venuto voglia di ritrovarmi.
Dopo qualche ricerca, ha preso contatto con me. Dunque di rivediamo e
ci scambiamo dei ricordi. Con mia grande sorpresa, si congratula con me per aver
raggiunto i miei obiettivi. La mia traiettoria gli sembra così evidente che si sorprende lui stesso
Si ricorda di me come di qualcuno che narrava sempre delle storie. A dodici anni volevo scrivere un romanzo, le avventure di un indiano, "Cavallo rampante" !?
Non mi ricordo di nulla ma "Cavallo rampante" mi ha fatto fremere... La mia vita è cambiata da allora...
Il mio amico ha ragione; è vero, ho sempre voluto raccontare delle storie. Ma il caso ha voluto che prima dipingessi, facessi l'attore di teatro e poi nel cinema, prima di cominciare a fare i miei film e a raccontare le mie storie. E' vero, ho fatto sempre del cinema: quando ero piccolo, sognavo tutto il tempo. Passavo le ore a raccontarmi la storia della mia vita...
Era il mio modo di fuggire. Del resto mi ricordo che avrei voluto essere un mago,
avere il potere di cambiar le cose...
E poi è vero che ancora adesso mi piacerebbe essere un mago e far sognare gli altri... Mi piacerebbe che "la mia storia cambiasse quelle degli altri"...
E' vero, quando ho realizzato il mio primo film, ho avuto la sensazione
di ritrovare un oggetto perduto da talmente tanto tempo
che non ricordavo nemmeno di averlo perso.
Come l'impronta di un'evidenza.

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Estratto da A chacun son cinéma, Cent cinéastes belges pour un centenaire, Cinergie Éditions & les Éditions Luc Pire, 1995

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