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VENEZIA 2005 Venice Days

Gela Babluani ha fatto 13

di 

Il primo film di Gela Babluani, è un film in bianco e nero espressionista, che come suggerisce il titolo, tratta la sorte come uno dei fattori determinanti nel destino di ciascuno.

Sebastien (George Babluani), giovane immigrato che lavora come carpentiere sul tetto di un palazzo piuttosto particolare, diventa subito non solo il testimone, ma anche il protagonista delle attività del suo proprietario. Dopo la scomparsa improvvisa di quest’ultimo, trova una busta contenente misteriose istruzioni che comincia a seguire, entrando in un meccanismo mortale che svela implacabilmente. Quando realizza di essere soltanto un pegno di un gioco crudele in cui un solo giocatore sopravvive, non c’è più modo di tornare indietro; egli è intrappolato in uno spazio claustrofobico dove gli istinti umani primordiali sono incontrollati, dove l’odore di sangue trasforma gli uomini in animali impazziti e sudati.

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Se il gioco illustra il potere che ogni uomo ha sull’altro, il suo risultato finale è completamente arbitrario. Sebastien è una vittima kafkiana il cui sacrificio inutile pone domande metafisiche. E infatti, all’inizio del gioco, qualcuno gli dice ironicamente “prendila con filosofia”, come se questo avesse un senso. In 13 (Tzameti) [+leggi anche:
trailer
intervista: Fanny Saadi
intervista: Gela Babluani
scheda film
]
, non ci sono vittime innocenti, l’osservatore è colpevole come il vero omicida, e il confine fra comportamento attivo e passivo è sfocato. Il film di Babluani è la variazione estetica di un tema universale (che spiega perché il film non abbia una ambientazione specifica, ma accada in una “terra di nessuno”), la totale assurdità della vita. 13 (Tzameti) è una coproduzione che coinvolge Les films de la Strada, Quasar Pictures, Solimane Productions, e MK2, che ne è anche il suo distributore francese.

(Tradotto dal francese)

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