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Welcome Home di Andreas Gruber

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- Trasformando una situazione tragica in un commedia sottile, Welcome Home ispirandosi ad un fatto realmente accaduto, affronta il tema del razzismo mettendone in luce tutte le contraddizioni

Welcome Home di Andreas Gruber

Il titolo stesso è più ambiguo di quel che sembrerebbe, dato che la ‘casa’ ('home') può ben essere l'Austria, dove Isaac, un clandestino, si è appena sistemato (ha già trovato una ragazza e una squadra di calcio), come anche il Gana, il suo paese d’origine, dove due ufficiali austriaci tentano di riportarlo. Questo film, in cui il concetto di 'patria' è duramente messo alla prova, in realtà si svolge in una sorta di 'terra di nessuno’; gli ufficiali Roesler e Samhaber, avendo maltrattato il loro prigioniero durante il volo, vengono fermati alla dogana del Gana e rimangono bloccati tra due frontiere. La loro presenza nel paese è dichiarata illegale e gli è consentito di tornare in Austria a condizione che vi riconducano anche Isaac. E’ così che i due poliziotti diventano a loro volta dei clandestini, oggetto della diffidenza generale, senza documenti e senza nulla di cui sopravvivere; il loro prigioniero diviene il loro unico punto di riferimento ed il loro destino sembra più che mai legato a quello di Isaac.

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Sebbene sia subito chiaro da che parte stia, il regista sceglie di non fare un’arringa sulla crudeltà del razzismo, declamando le proprie opinioni politiche allo spettatore, piuttosto, decide di mostrarne l’assoluta arbitrarietà attraverso l’arma denigratoria della risata. Approfittando della natura aneddotica della storia per esporla in modo divertente, si serve dei clichè come di elementi di comicità, riuscendo ingegnosamente ad evitarli lui stesso. Isaac, il personaggio principale, non corrisponde affatto al classico stereotipo del clandestino privo di mezzi, ma è un uomo allegro ed intelligente; i due poliziotti, tutti compresi nel loro ruolo di difensori della legge, sono due ordinari padri di famiglia, amati da tutti nella piccola cittadina dove vivono, e ben lontani dall'ispirare terrore o rispetto a dispetto dell'autorità che l'uniforme credono gli conferisca – fatto che rende la protervia del poliziotto più aggressivo assolutamente ridicola. Quando vengono arrestati nel Gana, Roesler e Samhaber perdono al loro stesso gioco, ed il colore della loro pelle non gli è di nessun aiuto. In Africa si sentono rispondere che "i bianchi vengono qui solo per il sesso o la droga". Ridotti alla disperazione, finiscono per rubare banane al mercato, dove vengono catturati, puniti e derisi da tutti – compresi gli spettatori. Degna di nota la performance di Georg Friedrich che interpreta in modo eccellente il poliziotto razzista, facendone un personaggio quasi grottesco; già questo tipo, di per sé, costituisce la migliore argomentazione contro ogni forma di pregiudizio. La sua sciocca intolleranza ed il suo doloroso cambiamento - grazie alla nascita di un’imprevedibile complicità tra lui e Isaac — costituiscono la spina dorsale della sceneggiatura.

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è una storia dal valore universale, e non solo perché mostra che in Austria, come dovunque, i poliziotti battono a macchina con due dita, ma soprattutto perché dimostra la relatività di qualsiasi concetto o punto di vista, finanche del più saldo. Proprio com’è relativo il tempo - come sottolinea il tassista, che alla frase 'non abbiamo tempo’, risponde con un 'tutti abbiamo lo stesso tempo’ - lo spazio ed i confini perdono il loro reale significato per i tre personaggi sperduti in questo limbo dove corrono per tutto il film, finendo sempre per tornare al punto di partenza. In un certo senso, non fanno che interpretare l'eterna odissea umana, laddove lo scopo ultimo è sempre quello di 'tornare a casa', qualsiasi cosa s’intenda per ‘casa’.
Al di là dell’universalità dei suoi valori, tutto il film è percorso da immagini che rimandano alla fratellanza, soprattutto durante le partite di calcio. Sul campo da gioco, in Austria come nel Gana, l'età, la classe sociale ed il colore della pelle non hanno alcuna importanza. Come non l’hanno in Welcome Home, dove alla fine tutti i personaggi sono ugualmente interessanti. Il mondo dovrebbe essere come un campo da calcio, dove non ci sono confini e tutti giocano insieme in allegria, sembrerebbe dirci il regista, che ha presentato il film alla sua anteprima parigina con questa frase d’incoraggiamento:"E’ permesso ridere".

(Tradotto dal francese)

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