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Indigènes

di 

- Un film epico premiato a Cannes che svela un periodo poco noto della Seconda Guerra Mondiale, quella della partecipazione della fanteria nordafricana alla liberazione di Francia e Italia

Indigènes

Nel maggio scorso, quando gli attori di Indigènes [+leggi anche:
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scheda film
]
, laureati con un premio collettivo per l’interpretazione al Festival de Cannes hanno intonato, sul palco del Grand Théâtre Lumière e sotto gli occhi delle telecamere "C'est nous les Africains", l’inno dei soldati delle colonie francesi, il regista Rachid Bouchareb ha avuto delle buone ragioni per ritenersi fiero delle sue truppe vittoriose, per quella che non è solo un’avventura cinematografica, ma che contiene anche echi politici e sociali. Esploratore implacabile del confronto fra comunità nei suoi precedenti quattro lungometraggi (fra i quali Cheb, presentato in una sezione parallela a Cannes nel 1991, e premiato a Locarno, Poussières de vie nomination all’Oscar come Miglior Film Straniero nel 1996 e Little Senegal in concorso alla Berlinale 2001), con Indigènes il regista franco-algerino ci porta dentro un evento storico ampiamente ignorato, quello della partecipazione attiva dei tirailleurs nordafricani alla Liberazione dal nazi-fascismo di Francia e Italia, tra il 1944 ed il 1945. Il risultato è un film epico di guerra, con un quintetto di attori eccellenti (Jamel Debbouze, Roschdy Zem, Sami Bouajila, Samy Nacéri e Bernard Blancan) designato come candidato algerino (grazia alla sua doppia nazionalità francese e algerina) alle nomination 2007 per l’Oscar al Miglior Film Straniero.

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Riuniti nel 1943 dal conflitto mondiale che viene a cercare volontari sin nelle zone più remote, Saïd, analfabeta (Jamel Debbouze); Messaoud, sentimentale tiratore scelto (Roschdy Zem); Abdelkader, ambizioso caporale amante della giustizia (Sami Bouajila); e Yacir, selvaggio predone diventato soldato (Samy Nacéri) vengono addestrati dal sergente Martinez (Bernard Blancan). Passato il Mediterraneo, si ritrovano l’anno successivo in Italia a Monte Cassino. Seguirà la festosa liberazione di Marsiglia, nell’agosto 1944, prima di essere mandati nella Valle del Rodano, sui Vosgi innevati e in Alsazia. Un percorso disseminato di morte e di istanti d’intimità della vita militare, che porterà gradualmente i personaggi a realizzare che neanche l’uniforme riesce a nascondere la disuguaglianza razziale ("gli arabi non sono fatti per comandare"), un grido ben diverso dallo slogan francese "Libertà, Uguaglianza e Fraternità ".

Storia di uomini e film d’azione melodrammatico, il lungometraggio di Rachid Bouchareb segue la tradizione del cinema classico, che combina con successo l’accuratezza storica e momenti di fiction di forte intensità. Un film, che raggiunge il suo vertice nell’ultima mezz’ora, si rivela un omaggio a misconosciuti eroi, che hanno contribuito a offrire una luce nuova all’animato dibattito attuale sui temi dell’immigrazione e dell’integrazione nella società francese. Un approccio che ricorda quello di Glory dell’americano Edward Zwick, somiglianza che non è sfuggita alla Weinstein Company, che distribuirà Indigènes insieme a IFC Films nel continente nordamericano.

Indigènes, co-produzione franco-marocchina-algerina-belga guidata dalla compagnia francese Tessalit Productions (creata e diretta dal regista, Jean Bréhat e Bouchareb), fa salire al suo regista di un altro gradino nella scala della notorietà. Un’attenzione ampiamente meritata, che dovrebbe aiutare i suoi prossimi progetti, un film su Bob Marley e il sequel di Indigènes con gli stessi attori, che saranno questa volta nelle guerre d’Indocina e d’Algeria (cfr. la news). Senza dimenticare il lavoro di produttore con la sua società 3B Productions, regolare produttrice di cineasti artisticamente intransigenti come Bruno Dumont.

(Tradotto dal francese)

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