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La Regina

di 

- Un film su "una donna straordinaria a capo di un'istituzione che si presta a critiche e illazioni"

La Regina

"Non c'è bisogno di scomodare Freud per dire che la regina Elisabetta II fa parte del mio inconscio. In cinquant'anni è penetrata nel profondo di tutti noi britannici". E' con queste stringate e ironiche parole che Stephen Frears spiega a una stampa internazionale che ha applaudito a lungo il suo ingresso nella sale delle conferenze della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia il motivo che lo ha spinto a fare un film su “una donna straordinaria- così la definisce, a capo di un'istituzione che si presta a critiche e illazioni”.

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Critiche e illazioni che si abbatterono sulla casa reale come un fiume in piena all'indomani della drammatica morte della Principessa Diana, probabilmente la donna più famosa del mondo in quell'agosto del 1997. The Queen [+leggi anche:
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, in competizione a Venezia, racconta quei giorni in cui il mondo trasalì e si fermò per rendere omaggio alla principessa più trasgressiva della storia d'Inghilterra, e la famiglia reale si ritirò tra le mura del castello di Balmoral.

Un errore fatale, sul quale si tuffarono i giornali britannici, e che rischiò seriamente di danneggiare per sempre l'immagine della corona. Con grande abilità ed equilibrio, e grazie anche all'interpretazione di una grandissima Helen Mirren, Frears ricostruisce le pressioni del premier Tony Blair sulla regina per convincerla a tornare a Londra e apparire in tv. In quei momenti di commozione collettiva, da una parte, e di gelo assoluto da parte di Buckingham Palace, il neoeletto a grandissima maggioranza Tony Blair si preoccupa di trovare un modo per riavvicinare la regina al suo popolo, in sintonia con il programma laburista di modernizzazione del Paese.

Per chi si aspettasse un ritratto al vetriolo del leader che sorride come il gatto del Cheshire e una caustica visione della famiglia reale, diremo che lo sguardo del regista è indulgente, seppur inesorabile nel sottolineare l'assoluto anacronismo che regna nelle stanze reali e la determinatezza e ambizione di Blair. La profonda intelligenza e dedizione al suo ruolo di Elisabetta vengono messe a confronto con la mente politica di Tony, e ogni ruolo viene tratteggiato con abilità: l'umanità e la subalternità di Carlo, la tracotanza del principe Filippo, la vivacità e acutezza di Cherie Blair, che definisce il marito “salvatore della monarchia”. Nonostante la drammaticità del momento storico, un frizzante humour very british attraversa il film, rendendolo piacevolissimo.

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è prodotto da Granada Screen e Pathé Pictures Production.

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