Post Tenebras Lux: sdoppiamento e infezione tellurica
di Fabien Lemercier
24/05/2012 - Ritorno turbolento al Festival di Cannes per Carlos Reygadas (menzione speciale della giuria della Caméra d’Or nel 2002, in concorso nel 2005 e Premio della Giuria nel 2007) con il radicale Post Tenebras Lux [trailer], che ha scatenato reazioni vivaci preso la stampa internazionale al termine della sua presentazione ieri sera in concorso. Filmato con un'intensità violenta in un paesaggio di vegetazione e rocce altamente suggestivo, il quarto lungometraggio del cineasta messicano (coprodotto dalla Francia) traccia con una miscela esplosiva di metafisica e degenerazione il percorso di una ricca famiglia che soccombe al male. Un tuffo velenoso in una natura invincibile dove l'umano non ha peso e che il regista ha anche qualche difficoltà a chiarire, essendo le forze oscure in atto nel suo cinema particolarmente difficili da padroneggiare.
Tuttavia, le ossessioni contorte di Reygadas (in particolare sessuali e morali) e il suo stile talvolta discordante o troppo brutale (un finale decadente) non nascondono la forza audace del suo cinema, il suo spirito avventuroso che si arrischia in territori sconosciuti. Lo dimostra il lavoro sorprendente sull'immagine con i bordi delle inquadrature sfocati e i personaggi che si sdoppiano, come riflesso della tematica soggiacente, quella del conflitto tra bene e male, natura e civiltà, povertà e ricchezza, umano e animale.
Le temibili forze della natura sono all'opera già dall'affascinante prologo di Post Tenebras Lux che vede una bambina di meno di due anni giocare in una vasta prateria disseminata di pozzanghere e fango, in mezzo a mastini sovraeccitati, vacche e cavalli, prima che con il calare della notte scoppi un temporale spettacolare. Poi, nell'oscurità di una casa addormentata compare (con grande sorprea dello spettatore) un "diavolo" in computer grafica. La casa è di Juan e Natalia, una coppia dell'alta borghesia messicana venuta a vivere con i suoi due figli piccoli in quello che sembra un angolo di paradiso verde nascosto tra le sontuose colline rocciose.
Ma non sono i benvenuti (loro non lo sanno e non lo sapranno mai) e le loro debolezze diventeranno ferite devastanti. Una discesa agli inferi illustrata da Reygadas con una successione di scene dai legami ellittici (la partita a scacchi, il club degli alcolisti anonimi, la riunione di famiglia di ricchi messicani ultra liberali, la spiaggia dalle onde enormi, la distruzione segreta degli alberi per accaparrarsi un terreno e piantarvi il mais…). Questo accumulo che sfiora il caos (accentuato da un montaggio che introduce distorsioni temporali difficilmente spiegabili) disturberà i detrattori di Reygadas, mentre non sarà un problema per quelli che preferiscono approcciarsi al regista in maniera intuitiva. Da lì a giustificare tutti gli eccessi, però, c'è ancora un passo che Post Tenebras Lux non permette di compiere.
(Tradotto dal francese)



























