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Cinema migrante, un libro sulle tracce della multiculturalità

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- In libreria un volume di Andrea Corrado e Igor Mariottini che percorre con passione cento anni di film italiani su emigrazione e immigrazione

Cinema migrante, un libro sulle tracce della multiculturalità

Esattamente 10 anni fa, nel 2003, il direttore Dieter Kosslick assegnò alla 53ma edizione della Berlinale il motto "Towards Tolerance". E' l'anno in cui gli USA si apprestano ad invadere l'Iraq sulla base di documenti, poi rivelatisi falsi, che testimoniano la volontà di costruire la bomba atomica da parte di Saddam Hussein. Molti film selezionati al festival trattavano argomenti che vanno dal problema dei rifugiati a quello degli esodi dovuti a guerre e conflitti etnici, con un sguardo particolare ai bambini. Da allora il cinema europeo e quello mondiale hanno moltiplicato i punti di vista sull'argomento, di pari passo con l'esplosione delle migrazioni (vedi lo splendido La jaula de oro di Diego Quemada-Díez all'ultimo festiva di Cannes).    

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In Italia la tradizione filmica sulle migrazioni è antica quanto il cinema stesso, e ha segnato capolavori quali Rocco e i suoi fratelli e Nuovomondo [+leggi anche:
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(foto), ribaltando nel tempo la prospettiva, da emigrazione a immigrazione. Fino alla narrazione dei giovani immigrati di "seconda generazione"di Saimir [+leggi anche:
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. Un libro da poche settimane in libreria, Cinema Migrante, Cinema e autori sulle tracce delle migrazioni di Andrea Corrado e Igor Mariottini (Ediesse, pagine 160, Prezzo 12,00 euro) prova a sistemare e restituirci con un approccio appassionato le varie fasi di questo viaggio.

Cinema Migrante si muove in ordine temporale e per argomenti, aiutandoci a rintracciare, come scrivono gli autori,  "i segni della trasformazione sociale e culturale del nostro paese, da terra di partenze a meta di arrivo". Dunque dagli italiani in fuga dalla miseria, alla migrazione che si trasforma in commedia con il magistrale tocco dei maestri italiani, fino ai fenomeni migratori odierni, l'integrazione, il costituirsi della nostra società in senso multiculturale, e il peso delle problematiche sociali e dei diritti civili.

Il primo capitolo parte da Gli emigranti di Gino Zaccaria (1915) e si chiude con Il grande appello (1936) di Mario Camerini, mentre il secondo capitolo affronta il periodo dal dopoguerra agli anni Ottanta, snocciolando dati e filmografie su conflitti culturali tra Nord e Sud, miseria e difficoltà di adeguamento alla modernità. Il terzo è dedicato ai "migranti in commedia": Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata (1971) di Luigi Zampa, Pane e cioccolata (1973) di Franco Brusati, Permette? Rocco Papaleo di Ettore Scola, Into Paradiso (2010) di Paola Randi sono alcuni titoli rappresentativi di un quarantennio.

I film degli ultimi anni sono innumerevoli e spesso degni di nota: nel 1994 Gianni Amelio gira Lamerica, Marco Tullio Giordana firma Quando sei nato non puoi più nasconderti nel 2005, il 2011 è l’anno in cui la Mostra del Cinema di Venezia presenta una decina di film in cui gli immigrati sono protagonisti e ne premia due: Terraferma di Emanuele Crialese con il Premio Speciale della Giuria, poi scelto per rappresentare l’Italia nella corsa agli Oscar, e Là-bas di Guido Lombardi con il Leone del Futuro per la migliore opera prima.

"Ora è il momento di dare voce ai nuovi soggetti per accelerare il passaggio verso un cinema che raccolga ed esprima anche gli sguardi di chi l’esperienza migratoria l’ha fatta e non la riferisce di seconda mano" scrivono Corrado e Mariottini nel capitolo conclusivo. Il cinema ci insegna ad affrontare pregiudizi, paure, accoglienza. Ce n'è bisogno in un paese in cui un vicepresidente del Senato indirizza insulti razzisti al ministro dell'Integrazione. 

ArteKino
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