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Run Boy Run: una corsa per la vita

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- Attualmente nei cinema polacchi, il film di Pepe Danquart racconta la sopravvivenza di un bambino ebreo di otto anni durante la Seconda guerra mondiale

Run Boy Run: una corsa per la vita

"Non ti fidare di nessuno, stai attento, vai! Se no, perderemo la vita tutti e due!". Suo padre esorta così Yoram Friedman, otto anni, appena fuggiti dal ghetto di Varsavia. Il bambino assiste alla morte del padre, colpito da un nazista, poi corre a rifugiarsi nella foresta dove errerà per sopravvivere al dramma dell'Olocausto.

Yoram Friedman in persona è venuto appositamente da Israele per visitare la Polonia e assistere all'uscita del film che racconta la sua storia personale e lo riporta indietro di settant'anni: Run Boy Run [+leggi anche:
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scheda film
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di Pepe Danquart

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Dal suo ingresso nella foresta, la vita del ragazzo (dapprima chiamato Srulik, nome ebreo che dovrà, sempre per sopravvivere, cambiare in Jurek, che suona più polacco) si trasforma in una fuga permanente all'insegna della paura. Terrorizzato, comincia ad adattarsi all'oscurità e alla vita selvaggia della foresta e dei campi. Impara a mangiare insetti, a cacciare le anatre, a rubare polli nelle fattorie…

Sempre da solo, incontra soltanto un gruppo di bambini ebrei che si nascondono come lui nella foresta, ma che poi si disperdono, inseguiti dai soldati tedeschi. Uno dei momenti chiave è l'incontro con una donna polacca che nasconde il ragazzino in casa sua e che, per salvargli la vita, gli crea una nuova identità, dandogli una nuova storia, un nuovo nome e insegnandogli le preghiere cattoliche. E nell'epilogo del film, lo spettatore vede Yoram Friedman (75 anni) su una spiaggia d'Israele che gioca con dei bambini.

Run Boy Run è un adattamento del best-seller di Uri Orlev, tradotto in 15 lingue. Nato a Varsavia con il nome di Jerzy Henryk Orlowski, anche l'autore ha vissuto l'Olocausto, il ghetto di Varsavia e il campo Bergen-Belsen, prima di emigrare nel 1945, attraverso il Belgio, verso la Palestina. Oggi, Orlev vive a Gerusalemme, ha scritto oltre trenta libri e ha conquistato il premio Hans Christian Andersen, definito "piccolo Nobel".

Come lo scrittore, il regista di Run Boy Run punta soprattutto al pubblico giovane e in tal senso, i rimproveri della critica riguardo l'eccessiva estetica del suo film sembrano inappropriati. E' vero che in alcuni momenti si guarda al lungometraggio di Pepe Danquart come a un racconto d'avventure, ma è anche vero che i giovani spettatori non comprendono il tema dell'Olocausto e soprattutto non lo sentono come può sentirlo un adulto dotato di coscienza storica. Ciò che conta è che lo spettatore possa identificarsi con il personaggio. Infine, ciò che è di fondamentale importanza è la verità, e in questo caso non è assolutamente deformata, né da un didattismo sfacciato, né da generalizzazioni, né da un tono patetico che potrebbe in questo contesto imporsi facilmente. La storia e i comportamenti umani sono complessi (quelli dei polacchi, dei tedeschi e degli ebrei) e il giovane spettatore può percepirlo bene perché il regista evita ogni cliché.

Run Boy Run è distribuito nelle sale polacche da Kino Swiat.

(Tradotto dal francese)

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