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Sleepless in New York: Un tuffo nell’intimità di tre cuori spezzati

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- Dopo averci fatto scoprire realtà lontane, Christian Frei ci propone un viaggio nel più profondo di noi stessi, in quel marasma confuso di emozioni chiamato amore.

Sleepless in New York: Un tuffo nell’intimità di tre cuori spezzati

Sebbene il tema trattato sia certamente diverso da quelli ai quali ci ha abituato, più ancorati in una certa complessità sociale (dalle contraddizioni della chimerica Cuba fino agli eccessi, letterelmente stratosferici, dei turisti dello spazio), l’ultimo documentario di Christian Frei non tradisce tuttavia in nessun modo la sua visione acuta, profonda ed estremamente moderna del mondo; una visione che sa suggerire senza imporre, arricchendoci di un’infinità di (inaspettati) spunti di riflessione. Il suo particolarissimo sguardo, che sa cogliere le più sottili sfumature di una situazione, diventa ancora una volta il protagonista (discreto ma forte) del suo nuovo film.

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Sleepless in New York [+leggi anche:
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intervista: Christian Frei
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marca di sicuro una svolta nella filmografia del documentarista svizzero, ma si tratta di un cambiamento nella continuità, quella di un regista che ha saputo costruirsi, film dopo film, un’estetica forte e molto personale. La nuova direzione presa verte verso questioni più universali, scava in quelle emozioni che concernono ognuno di noi. 

Nonostante l’amore e più in particolare le pene di cuore racchiudano in sé sentimenti estremamente forti, espressi senza remore in letteratura, poesia, musica o ancora in innumerevoli film di finzione, queste sono comunque spesso (e in modo semplicistico) relegate al mondo adolescenziale, ad una “sdolcinatezza” che non trova più spazio nel “serio” mondo degli adulti. L’intelligenza di Christian Frei é stata proprio quella di allontanarsi da questi preconcetti per affrontare il tema diversamente. 

Senza escogitare stratagemmi per evitare quel pathos che fa naturalmente parte del sentimento amoroso, Frei lo affronta, lo scruta per quello che é senza però mai cadere nella trappola del sensazionalismo. Il regista svizzero permette ai suoi personaggi di esprimersi liberamente (via voix off o web cam) in una sorta di balletto impacciato che ha l’aria di un diario intimo condiviso, in cui ognuno riversa i propri sentimenti, con urgenza, disperazione e a volte rabbia. Sleepless in New York evita qualsiasi  soluzione semplicistica per concentrarsi solo sul presente, su quell’atteggiamento ossessivo ed autodistruttivo che viviamo insieme ai tre protagonisti dal cuore spezzato, sospesi fra un passato da dimenticare e un futuro da ricostruire. Sebbene al centro di queste tre narrazioni ci sia una voce “autorevole”, quella della dottoressa in antropologia Hellen Fisher, ricercatrice mondialmente riconosciuta per i suoi studi sulle pene di cuore, questa non ha mai la pretenzione di dare una risposta definitiva alla questione. Al contrario questo nuovo punto di vista va ad aggiungersi a quello dei tre protagonisti in un complesso sistema di echi fra il razionale e l’irrazionale. Sleepless in New York non pretende definire il sentimento amoroso (e la sua fine), quello che cerca di fare é descriverlo, avvicinarlo, lasciarlo parlare attraverso le immagini (dal buoio delle notti senza sonno all’ angoscia mista a speranza racchiusa fra le mura domestiche), che diventano protagoniste a tutti gli effetti di una storia tanto misteriosa da assumere quasi i toni di un film noir.

(Tradotto dallo spagnolo)

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