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I Am The Keeper: Ritratto di un antieroe squisitamente elvetico

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- L’ultima fatica di Sabine Boss che ha trionfato all’ultima edizione del premio del cinema svizzero, dimostra che anche la Svizzera é capace di sfornare delle commedie brillanti dai toni chiaroscuri

I Am The Keeper: Ritratto di un antieroe squisitamente elvetico

L’umorismo elvetico é per molti un mistero, un grande punto interrogativo, come se questo paese nascosto tra le montagne fosse sprovvisto di comicità. Sabine Boss va oltre questi clichés mostrandoci come il cinema svizzero sia anche capace di proporre delle commedie dai toni apparentemente leggeri, a tratti persino tragicomici, ma che nascondono invece una realtà non sempre all’acqua di rose. I Am The Keeper [+leggi anche:
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(Der Goalie bin ig), tratto dal romanzo omonimo dello scrittore svizzero Pedro Lenz, é un film ricco di sfumature, che riesce abilmente ad alternare momenti comici e gravi e lo fa evitando la trappola del pathos eccessivo, mantenendo una sottile sobrietà di toni, sia dal punto di vista tematico che estetico.

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I Am The Keeper é la storia di Ernst, un buontempone che tutti chiamano Goalie, il quale dopo un anno passato in prigione ritorna nella piccola città di Schummertal (nome fantastico che rimanda però ad una certa realtà squisitamente elvetica dominata dallo svizzero tedesco). Il Goalie vuole cominciare una nuova vita, lontano dalla droga e dalla piccola criminalità. Si mette quindi alla ricerca di un lavoro e si innamora della cameriera della “stübe” del paese, Regula (sorprendente Sonja Riesen), una donna con la testa sulle spalle che incarna ai suoi occhi la stabilità e la tranquillità. Le vecchie frequentazioni sono però difficile da allontanare e proprio prima che la felicità invada finalmente la sua nuova vita i fantasmi del passato lo raggiungono.

Il personaggio del Goalie, interpretato con forza ed emozione dal bravissimo Mark Signer (premio per la miglior interpretazione maschile al premio del cinema svizzero) rappresenta perfettamente quei personaggi marginali, a tratti idealisti, che popolavano gli anni 80. L’attore elvetico, grazie ad una voce inconfondibile (decisamente vissuta) e a una viso espressivo, “ruvido”, che da solo incarna già tutto il passato difficile e tormento del Goalie, riesce a ricreare perfettamente l’atmosfera e lo charme decadente ma sensuale di un’epoca dominata da una certa legge dell’anti-chic.

L’ultimo film di Sabine Boss possiede una bellezza che potremmo definire d’altri tempi, un fascino attraente dal sapore ambiguo, riflesso di un’epoca dove personaggi super ambiziosi a caccia dal successo e del benessere economico convivevano con marginali che non volevano, o semplicemente non riuscivano, a piegarsi ad una società iper conformista e soffocante. Il Goalie rappresenta benissimo quest’ultima categoria, antieroe attanagliato tra un desiderio di stabilità e una forte volontà d’indipendenza. Sabine Boss mette in scena i pregiudizi e la solitudine di un ambiente chiuso, conservatore, dove il benessere si trasforma in una sorta di prigione. L’atmosfera di I Am The Keeper é al contempo accattivante e malinconica, dominata da un costante sentimento di perdita. L’eccellente colonna sonora di Peter von Sieberthal et Richard Köchli (anche loro vincitori di un Quartz) da al film una sfumatura supplementare, come se volesse esprimere quello che il Goelie non vuole o non riesce ad esteriorizzare.

L’ultima fatica della nostra regista svizzera possiede un ritmo proprio, un’atmosfera claustrofobica ma al contempo rassicurante tipica di molti villaggi dove le convenzioni e il conformismo prevalgono sulla libertà individuale. Sabine Boss mette in scena il bisogno di esprimere la propria individualità in un contesto che fa di tutto per soffocarla, e lo fa con quell’ironia (misto di rassegnazione e ribellione) che é forse proprio l’essenza di un’ottima commedia svizzera.

(Tradotto dallo spagnolo)

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