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CANNES 2014 Semaine de la Critique/Italia

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Più buio di mezzanotte: un giovane transgender in fuga

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- CANNES 2014: Drammatica storia di formazione ambientata in Sicilia per un film che si ispira apertamente agli adolescenti di Truffaut e Gus Van Sant

Più buio di mezzanotte: un giovane transgender in fuga

Primo film italiano proiettato al Festival di Cannes, nella Semaine de la CritiquePiù buio di mezzanotte [+leggi anche:
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esce contemporaneamente anche nelle sale italiane distribuito da Istituto Luce Cinecittà. L'esordio del siciliano Sebastiano Riso è stato accolto con un certa freddezza dalla stampa nella proiezione a cui ha assistito Cineuropa. La dolente storia di formazione adolescenziale è scivolata un po' dalle mani dell'appassionato e capace regista, non riuscendo a divincolarsi totalmente, come avrebbe dovuto, da certi cliché.

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Il film tuttavia fa leva sulla presenza del protagonista sedicenne Davide Capone, al suo primo film, che interpreta con naturalezza il giungere alla consapevolezza di un ragazzo, Davide, che ha l'aspetto di una ragazza e tenta di fuggire da un mondo che non lo accetta e nello stesso tempo vuole ipocritamente usarlo come oggetto sessuale.

La storia, scritta dal regista con Stefano Grasso e Andrea Cedrola, si ispira a quella vera di un transgender siciliano, tra i fondatori del celeberrimo evento romano Muccassassina. Il film ne abbozza i primi passi, prima della fuga artistica verso Roma.

Attratto irrimediabilmente dal mondo trans che ruota intorno ai giardini pubblici della sua città, Davide scappa di casa e viene accolto con affetto da questa comunità ai margini, i cui variegati componenti dai nomi trash (Meriliv Morlov, Wonder Woman, La Rettore) vivono di prostituzione e furti ai supermercati. Davide ha il dono di una bella voce intonata e presto viene avvicinato dall'"uomo in bianco" (Pippo De Bono) ricco pappone melomane e senza scrupoli che vuole avviarlo alla prostituzione.

I continui rimandi al passato ci fanno scoprire un padre violento (Vincenzo Amato) e una madre dolcissima (Micaela Ramazzotti) e simbolicamente quasi cieca e inerme, e la necessità di scelte radicali per il ragazzo.

Il regista sembra però sopraffatto dagli esempi illustri dei maestri che lui stesso ama citare: Rossellini con Germania Anno Zero, Truffaut e il suo Antoine Doinel, Tarkovskij, Gus Van Sant di Belli e dannati e Elephant.

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