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CANNES 2014 Semaine de la Critique

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Gente de bien: "Il nostro posto non è qui"

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- CANNES 2014: Relazioni filiali e rapporti di classe per il primo lungometraggio del colombiano Franco Lolli, un film delicato e umanistico prodotto dalla Francia

Gente de bien: "Il nostro posto non è qui"

Prendere qualcuno sotto la propria ala protettrice non è affare da poco e la buona volontà non sempre basta, perché esistono delle regole sociali non scritte alle quali neanche l'infanzia più spontanea può sottrarsi. E' questo processo iniziatico trattato sotto forma di cronaca naturalistica che racconta Gente de bien [+leggi anche:
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del colombiano Franco Lolli, presentato in competizione alla Semaine de la Critique del 67mo Festival di Cannes. Un film intimo, delicato, che appoggia la sua narrazione senza effetti sul semplice contrasto tra la vita delle classi popolari di Bogotà e quella degli strati privilegiati della città.

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"Ecco tuo padre". E' notte e in mezzo alla folla una donna e un bambino attendono con in mano una scatola di cartone e una busta della spazzatura, e con un cane al guinzaglio. Eric, 10 anni (Brayan Santamaria), vede sua madre allontanarsi: parte per un luogo lontano e promette di rivedersi quando si sarà stabilita. Il bambino non sembra avere molta confidenza con suo padre Gabriel (Carlos Fernando Perez) che lo porta (insieme al cane) nella sua nuova casa, una stanza in una pensione. Eric fa il muso ("non ho fame", "non mi piace questo posto"), ma presto scoprirà nuovi orizzonti grazie a Maria Isabel (Alejandra Borrero), una donna agiata presso cui Gabriel fa dei lavori di carpenteria. Sorta di buon samaritano, la donna dà a Eric qualche vestito alla moda di suo figlio, che ha la sua stessa età ed è costretto a giocare con il nuovo arrivato. Perdonerà poi a Eric un furto di denaro, accompagnerà padre e figlio al canile dove è stato portato il loro cane e proporrà loro di trascorrere insieme le vacanze di Natale nella casa di campagna di famiglia.

Dopo l'esitazione iniziale, Gabriel, senza un soldo e mediocre educatore (nonostante la sua gentilezza) finisce per farsi convincere ("non navigate nell'oro", "è per aiutarvi") in nome del benessere di suo figlio. Catapultati in una bella villa con piscina in mezzo a un gruppo di persone molto religiose, Eric si mette a suo agio, impara ad andare in quad e a cavallo con gli altri bambini della casa, mentre Gabriel lavora e osserva la situazione da lontano con un certo malessere che lo spinge a rientrare a Bogotà per curare il cane ammalatosi improvvisamente. Lasciato alle cure benevole di Maria Isabel, Eric scoprirà tuttavia che le barriere sociali sono più ermetiche di quello che sembra e non basta non farsi mancare nulla per essere felici…

Ritratto molto preciso della crudeltà dell'infanzia attraverso il suo personaggio principale e gli altri giovani protagonisti che percepiscono l'arrivo di questo sconosciuto come un'intrusione, Gente de bien osserva con modestia efficace e fatalismo il divario che separa le classi sociali e i limiti della bontà quando non è condivisa da tutti. Ma il film racconta anche con delicatezza il riavvicinamento tra un padre e suo figlio, per una cronaca agrodolce che trova il suo equilibrio tra un proposito sociologico esplicito, alcuni enigmi che resteranno tali e una tensione di sottofondo leggermente minacciosa. Prodotto dalla società parigina Geko Films (Grégoire Debailly) con Evidencia Film, Gente de bien sarà distribuito in Francia da Ad Vitam e venduto nel mondo da Versatile.

(Tradotto dal francese)

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