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I ponti di Sarajevo: un film collettivo chiamato Europa

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- CANNES 2014: Cento anni dopo lo scoppio della I Guerra Mondiale, 13 grandi filmmaker celebrano la cultura europea attraverso l'evocazione della città dove scoppiò

I ponti di Sarajevo: un film collettivo chiamato Europa

C'erano quasi tutti nella stanza 60 del Festival di Cannes, i 13 grandi nomi del cinema europeo di oggi messi insieme da Jean-Michel Frodon intorno al progetto I ponti di Sarajevo [+leggi anche:
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, film collettivo creato per marcare il centenario dell'assassinio, il 28 giugno 1914, dell'arciduca Francesco Ferdinando d'Austria sul Ponte Romano della capitale di Bosnia, evento più noto come l'Attentato di Sarajevo, che segnò l'inizio della I Guerra Mondiale.

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Il film raccoglie 13 segmenti di uguale lunghezza, separati da brevi animazioni affidate al famoso fumettista belga François Schuiten. I creatori, in ordine di apparizione, sono: l'eccellente voce nuova del cinema bulgaro Kamen Kalev (in Quinzaine des Rèalizateus nel 2011 con The Island [+leggi anche:
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– leggi la critica), il serbo Vladimir Perisic, Leonardo Di Costanzo, affermato documentarista di recente notato per il suo esordio nella fiction (L'Intervallo [+leggi anche:
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intervista: Leonardo Di Costanzo
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), la tedesca Angela Schanelec, che gira regolarmente in Francia (dove ha girato Marseille e Orly [+leggi anche:
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), il rumeno Cristi Puiu (La morte del signor Lazarescu [+leggi anche:
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), Jean-Luc Godard, regista di culto di ininterrotta fama per i suoi film di impetuosa veemenza politica e fotografica, l'habitué del concorso di Cannes Sergei Loznitsa, il catalano Marc Recha, la regista bosniaca, sempre col velo, Aida Begic (a Cannes due anni fa con il bellissimo Buon anno, Sarajevo [+leggi anche:
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intervista: Aida Begić
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, nata nella città ferita, dalle strade coperte di 'rose' rosse dove caddero le bombe), la portoghese Teresa Villaverde (che aveva già partecipato nel 2004 all'opera collettiva Visions of Europe), il napoletano Vincenzo Marra, la regista e attrice francese Isild Le Besco, proveniente da una famiglia nel mondo del cinema, che nel suo segmento adotta il punto di vista di un bambino con un tono simile a quello affascinante di The Life Before Us, e in ultimo la franco-svizzera Ursula Meier (creatrice di Sister [+leggi anche:
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intervista: Ursula Meier
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), che porta a termine il suo compito con eleganza realizzando un'opera immensa con una parola finale tenera e poetica, rassicurante.

Il film si apre con una scena onirica che precede l'assassinio di Francesco Ferdinando e continua proseguendo cronologicamente attraverso la storia d'Europa raccontando le sue ferite e le sue fratture. A metà, i toni cambiano e diventano quelli di uno sguardo nostalgico, che guarda indietro al passato da un punto di vista più contemporaneo, e anche più femminile, come se la ricomparsa della speranza, dell'ottimismo, di fiducia nel futuro e dell'infanzia, sia lasciata alle registe – o forse si muovono naturalmente in quella direzione: Frodon ha spiegato che ciascuno dei 13 registi ha svolto il suo compito sulla base di termini di riferimento comuni.

E se le guerre sono sepolte nel passato, è la cultura, in particolare la cultura letteraria, a ricostruire i ponti distrutti sui quali ricostruire una nuova Europa – perchè quali altri oggetti oltre ai libri sono in grado di unire gli sforzi di tutti gli abitanti di una città bombardata la cui biblioteca è in fiamme, e che decidono di salvare un testo ciascuno per restituirlo successivamente, quando sarà tornata la pace?

Cento anni dopo lo scoppio della I Guerra Mondiale, erano necessari 13 registi per portare fortuna all'Europa per altri cento anni! 

(Tradotto dal francese)

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