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I due volti dell’esperimento Welcome to New York

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- Successo e interrogativi intorno al lancio diretto in Vod del film di Abel Ferrara

I due volti dell’esperimento Welcome to New York
Welcome to New York di Abel Ferrara

Con 100 000 visualizzazioni in una settimana di programmazione in Video on Demand (VoD), l’uscita-evento Welcome to New York [+leggi anche:
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di Abel Ferrara ha giustificato in parte le aspettative del suo produttore e distributore Wild Bunch. Venduto a 6,99 euro contro i soliti 4,99 delle novità Vod, il film si attesta tra i migliori risultati dell’anno (Tutta colpa del vulcano [+leggi anche:
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è in testa ai risultati 2014 con più di 140 000 visualizzazioni) e ha destato un’enorme attenzione mediatica, appena alterata dai giudizi spesso severi della critica sulla qualità dell’opera.

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Brandito come stendardo da Wild Bunch nella sua battaglia per flessibilizzare la cronologia dei media (l’intervallo che separa in Francia l’uscita dei film nei diversi supporti: prima la sala, poi il video quattro mesi dopo, la tv a pagamento dieci mesi dopo, ecc.), la lezione generale da trarre dall’esperienza Welcome to New York deve quantomeno essere analizzata nelle sue sfumature. Da una parte, il suo (ottimo) risultato si situa ancora molto lontano dal film più venduto in VoD l’anno scorso (Les profs [+leggi anche:
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con 390 000 visualizzazioni) e sembrerebbe al di sotto delle proprie ambizioni. Da un’altra parte, Wild Bunch ha tratto profitto dal fermento mediatico legato al Festival di Cannes per promuovere il suo evento, anche se molti professionisti si sono lamentati di questo parassitismo sulla Croisette, una confusione che si è rivelata efficace, visto che molti spettatori credevano che il film di Ferrara fosse selezionato a Cannes. Questa strategia di comunicazione condotta in modo magistrale e che ha anche beneficiato del tema scottante del film (il famoso affaire DSK) non sembra dunque riproducibile a priori con altre opere, tanto più che Welcome to New York ha goduto di un’esposizione iper privilegiata sulle piattaforme Vod partenr dell’operazione.

Se è ormai chiaro che un’uscita "diretta in Vod" di un titolo forte dal punto di vista del marketing può rivelarsi redditizia per il distributore in certe condizioni ottimali, non è sicuro che film più confidenziali possano riscuotere lo stesso interesse, rischiando le piattaforme stesse di relegarli nella massa delle novità, in assenza di investimenti importanti in pubblicità TV come ha fatto Wild Bunch. Al di là dell’acceso dibattito tra i sostenitori delle uscite simultanee multi-supporto in "day-and-date" e i difensori dell’esclusività delle finestre d’esercizio (le sale, Canal+, i canali in chiaro), la vera questione è di migliorare e accelerare la messa a disposizione di certe opere senza pregiudicare il sistema globale di pre-finanziamento. L’interminabile trattativa professionale in corso e i rapporti che si sono impilati sulla questione dimostrano quanto gli interessi siano ancora divergenti. Perché non si tratta di una querelle tra Antichi e Moderni, come alcuni vorrebbero farci pensare, né di una bella campagna etica per diffondere meglio i film piccoli, bensì di una prima battaglia per il box-office del futuro.

(Tradotto dal francese)

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