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"Netflix is coming"

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- L'arrivo imminente in Francia del gigante americano analizzato da Rodophe Belmer (Canal+), Florence Gastaud (ARP) e Juliette Prissard-Eltejaye (SPI)

"Netflix is coming"

Riunione straordinaria al ministero della Cultura, intense riflessioni strategiche al CNC, preoccupazione degli attori francesi dello SVoD (video on demand per abbonamento), interrogativi sulle conseguenze per Canal+ (il principale finanziatore del cinema francese), diffusione mediatica sfrenata di ogni minimo rumor: l’arrivo annunciato di Netflix in Francia fa parlar di sé da diversi mesi. Fissato per il prossimo autunno, lo sbarco del gigante americano nel panorama francese avverrà innanzitutto con una sede nei Paesi Bassi che gli permetterà di aggirare gli obblighi legali francesi per le piattaforme SVoD (in particolare quello che prevede che il 15% del fatturato sia investito nella produzione europea). Sembra tuttavia che Netflix rispetterà la cronologia dei media in vigore in Francia, la quale permette di commercializzare film in SVoD solo 36 mesi dopo la loro uscita nelle sale. Le voci che corrono parlano anche di trattative in corso con i detentori francesi di cataloghi di film e la produzione, prevista da Netflix, di una serie francese. Cineuropa ha chiesto a tre professionisti francesi di dare il loro parere.

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Rodolphe Belmer (direttore generale di Canal+): "L'arrivo degli attori dell’OTT ("over-the-top content", ndr) può essere considerato preoccupante, ma non quello di Netflix in sé. Il modello di Netflix è molto diverso da quello di Canal+ giacché il cuore della sua offerta è la diffusione di programmi vecchi. Nel Regno Unito, il 92% dell’offerta di Netflix è datata a prima del 2011. Il loro modello è quello di proporre a un prezzo conveniente un’enorme quantità di programmi vecchi, più qualche serie fresca e il loro motore di ricerca. Mentre Canal+ è sull’ultra fresco in tutti i settori. Ci sarà probabilmente una concorrenza indiretta con un nuovo prezzo di riferimento, e probabilmente sarà un po’ più complicato, ma non più di quanto già non sia ad esempio con BeIN Sports, ma non ci sarà concorrenza diretta. In compenso, a lungo termine, si pone il problema di questi attori internazionali che se ne infischiano delle frontiere, senza obblighi e senza tasse, un problema molto più vasto di Netflix."

Florence Gastaud (delegato generale dell'ARP - Società Civile degli Autori-Registi-Produttori): "Da una parte c’è preoccupazione perché non si sa in quale misura Netflix possa scuotere il sistema storico del finanziamento e dell’esercizio del cinema francese. Ma a voler essere ottimisti, questo ci obbligherà a fare quello che non siamo riusciti a fare finora: ripensare il nostro sistema. Dall’annuncio dell’arrivo di Netflix, per esempio, Canal+ si è ricentrata con più dinamismo sui servizi OTT, sullo sviluppo internazionale, su un VoD potenziato, ecc. Ora non possiamo più fare come se tutto ciò non esistesse. Bisogna smuovere le cose, magari riformare la cronologia dei media con un strumento che favorisca gli attori virtuosi. Inoltre, dato che non avremo mai la forza d’urto di un servizio americano, la sola concorrenza con Netflix che potranno avere i servizi di SVoD francesi ed europei sarà sul contenuto. Il grande catalogo di Netflix non è molto diversificato, con film che non sono tanto freschi. Dopo sei mesi, il pubblico francese, che è abituato a una maggiore diversità, probabilmente si annoierebbe".

Juliette Prissard-Eltejaye (delegato generale dello SPI - Sindacato dei Produttori Indipendenti): "Il rilevamento dei cataloghi da parte di Netflix è un’opportunità. Per quanto riguarda la produzione audiovisiva, le tariffe applicate sembrano corrette e c’è l’eventuale possibilità di produrre inediti, ma saranno sicuramente programmi cari e per il grande pubblico, quindi non ci sarà finanziamento della diversità. Quanto al cinema, le tariffe proposte per i cataloghi sembrano molto diverse tra i gruppi e gli indipendenti. Ma il vero problema sarebbe dare a Netflix, che non finanzia il sistema, un posto privilegiato nella cronologia dei media. Ad esempio, l'ipotesi di anticipare lo SVoD a 24 mesi dopo l’uscita nelle sale lo metterebbe allo stesso livello dei canali TV in chiaro che coproducono le opere. Ci vuole quindi una vera volontà politica per pensare a dei cambiamenti equilibrati che tengano in conto la quota di investimento nella produzione francese".

(Tradotto dal francese)

ArteKino
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