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EDITORIALE

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Più forza al cinema europeo

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- La nuova Comunicazione sul Cinema era attesa con preoccupazione da parte dei fondi regionali ma alla fine l’effetto territoriale ha prevalso sulla concorrenza sfrenata

Più forza al cinema europeo

Con la Comunicazione sul Cinema del 14 novembre 2013, la Commissione UE ha posto una base nuova e più solida alla regolamentazione europea per il finanziamento delle produzioni cinematografiche. La Comunicazione è stata però preceduta da intense trattative poiché il commissario europeo per la concorrenza, Joaquín Almunia, nella nuova formulazione voleva apportare dei tagli al principio territoriale, andando contro ai proponimenti degli Stati membri e del parlamento europeo. Una nuova regolamentazione era divenuta necessaria, perché quella definita nel 2001 riguardava solo i sussidi statali al finanziamento della produzione; occorreva attuare un’estensione a tutte le fasi di realizzazione dell’opera audiovisiva, dalla concezione alla proiezione, considerando anche i cambiamenti determinati dalla tecnologia digitale.

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La nuova regolamentazione tiene conto di tutti questi aspetti e concede agli Stati membri un ampio margine di manovra nella definizione di cosa debba rientrare nelle “attività culturali”. Pertanto è ora possibile garantire finanziamenti a una fascia più vasta di attività: ad esempio alla digitalizzazione dei cinema, o a progetti transmediali e crossmediali. L’estensione della Comunicazione sul Cinema riguardo a questi punti non è mai stata messa in discussione. Le resistenze incontrate riguardavano invece l’ammorbidimento, voluto dalla commissione per la concorrenza, della clausola territoriale: clausola che la rete European Film Agency Directors (EFAD), gli Stati membri, tutti i finanziatori – tra cui i finanziatori regionali della rete Cine-Regio – e il parlamento europeo intendevano invece mantenere.

L’effetto territoriale rimane
Limiti al vincolo territoriale ci sono sempre stati, ma con la nuova regolamentazione Joaquín Almunia intendeva adattare le regole del settore audiovisivo alle regole generali interne all’UE. In questo modo sarebbero stati diminuiti drasticamente i limiti per i vincoli regionali. Inoltre le delibere di finanziamento non sarebbero più potute dipendere da criteri quali l’origine territoriale dei beni, dei servizi o delle persone impiegate.

Di conseguenza, i fondi regionali sostenuti con il denaro pubblico e gli Stati con i loro incentivi fiscali sarebbero stati obbligati a sovvenzionare anche progetti che non avrebbero portato alcun vantaggio culturale o economico al proprio territorio. Con questi presupposti, la maggior parte dei finanziatori non avrebbe più potuto giustificare l’uso delle risorse fiscali e la loro esistenza sarebbe stata messa in dubbio.

I finanziamenti al cinema non sostengono soltanto la cultura, ma anche l’industria culturale. Ai circa 250 finanziatori europei questa missione costa approssimativamente tre miliardi di euro all’anno; di questi due terzi sono costituiti da incentivi e crediti a tassi agevolati e un terzo da agevolazioni fiscali. I finanziatori regionali – ma anche i modelli di incentivi fiscali nazionali – legano il loro sostegno economico alla richiesta di un effetto territoriale per poter sostenere la propria industria cinematografica.

Data la resistenza posta ai suoi piani, Joaquín Almunia ha dovuto consultare il settore tre volte negli ultimi tre anni per arrivare a una soluzione consensuale. Alla fine si sono imposti i finanziatori: gli obblighi verso l’effetto territoriale non cambieranno. Come prima, i finanziatori potranno stabilire che almeno il 160% della somma concessa debba essere spesa nella regione che la elargisce.

In un comunicato stampa, l’UE ha motivato così il mantenimento del principio territoriale: “Si tratta di una restrizione delle norme del mercato unico UE che è giustificata dalla promozione della diversità culturale che richiede la tutela delle risorse e del know-how dell’industria a livello nazionale o locale”. Paradossalmente proprio questo è sempre stato il punto di accordo tra la politica e il settore, nonché l’argomento principale dei finanziatori europei nella lotta contro l’ammorbidimento degli obblighi territoriali.

Rimane inalterato anche l’ammontare dei finanziamenti: fino ad un massimo del 50% del budget per la produzione. Anche distribuzione e pubblicità potranno essere finanziate fino ad un massimo del 50% dei costi. Diversamente da prima, le coproduzioni finanziate da più Stati membri potranno essere finanziate con sostegni economici fino al 60% del budget per la produzione. Non ci sono invece massimali per i sussidi allo sviluppo di sceneggiature, progetti per film e alle “opere audiovisive difficili” (una definizione questa che viene stabilita dai singoli Stati membri secondo il principio di sussidiarietà).

Le reazioni
Tutti i finanziatori europei, rimasti con il fiato sospeso in attesa della nuova Comunicazione sul Cinema, si dicono ora soddisfatti: “Le nostre richieste più importanti sono state accolte,” ha spiegato Charlotte Appelgren, segretaria generale di Cine-Regio, la rete di 43 fondi regionali europei per la cinematografia, “ovvero il rafforzamento dell’effetto territoriale e il diritto delle singole regioni di poter definire autonomamente la propria politica culturale.”

Anche Eberhard Junkersdorf, presidente dell’organismo di regolamentazione del cinema tedesco FFA, a cui fa capo il fondo nazionale tedesco per il cinema DFFF, ha espresso la sua soddisfazione sulla nuova regolamentazione e soprattutto sulla definizione dell’obbligo all’effetto territoriale: “Mi fa piacere che la Commissione Europea abbia accolto le nostre proposte. Nel lungo termine è possibile garantire il rafforzamento dell’industria cinematografica e il consolidamento della diversità culturale solo mantenendo sufficientemente forti i vincoli regionali o nazionali dei mezzi di sovvenzionamento”.

Davide Bracco, presidente ad interim dell’Associazione Italian Film Commissions e presidente della Film Commission Torino Piemonte, riferendosi alla nuova regolamentazione, annuncia una collaborazione rafforzata dei fondi regionali italiani: “Da parte nostra, pur intendendo continuare a tutelare e valorizzare le peculiarità paesaggistiche e culturali locali, siamo disposti a coordinarci di più con i vari gruppi nazionali, operando in armonia e comunione d’intenti”.

Anche la BLS – uno dei maggiori finanziatori regionali italiani – ha reagito positivamente alle novità da Bruxelles: “Siamo molto soddisfatti della nuova regolamentazione che crea un contesto adeguato al nostro programma di finanziamenti e al tax credit nazionale per le produzioni; e garantisce così la continuità del nostro lavoro,” dice Christiana Wertz, Head of Film Fund & Commission della BLS.

Per gentile concessione della BLS Film Fund & Commission dell’Alto Adige

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