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Fidelio, l’odyssée d’Alice propone a Locarno un viaggio in acque agitate

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- Con il suo primo film, in corsa per il Pardo d’oro a Locarno, la regista francese Lucie Borleteau si improvvisa comandante di un cargo abitato da vecchi e nuovi fantasmi

Fidelio, l’odyssée d’Alice propone a Locarno un viaggio in acque agitate

Se Lucie Borleteau indossa di sicuro i panni di comandante per dirigere con mano ferma un film in cui crede profondamente, la sua attrice, Ariane Labed gioca invece molto bene il ruolo di sirena ammaliatrice dai toni però piuttosto inediti. L’attrice francese già premiata nel 2010 a Venezia con la Coppa Volpi per il film Attenberg [+leggi anche:
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, è diventata in qualche modo, e suo malgrado, il volto della 67ma edizione del Festival di Locarno. La sua presenza, discreta ed enigmatica, ha saputo stuzzicare l’interesse dei numerosi spettatori che hanno avuto l’occasione di vederla non solo nel giovane e fresco Fidelio, l’odyssée d’Alice [+leggi anche:
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, ma anche nel croato Love Island [+leggi anche:
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di Jasmila Zbanic (presentato in Piazza Grande).

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Alice è marinaio, un mestiere piuttosto insolito per una donna ma che a lei calza a pennello. Senza cadere nella sterile constatazione che una donna che esercita un mestiere “da uomo” debba vantare delle caratteristihe virili, Lucie Borleteau fa semplicemente il ritratto di una donna (e non delle donne) che si sente realizzata facendo un mestiere che ama e che si addice perfettamente a quello che è, al suo spirito erratico. Alice è fidanzata con Felix che l’aspetta sulla terra ferma mentre lei lavora sul vecchio cargo battezzato “Fidelio”. Fra i due però si insinua inaspettatamente un terzo incomodo, il comandante Gaël (azzeccatissimo Melvil Poupaud) che non è nientemeno che il primo grande amore della giovane marinaia. Nella cabina occupata dal suo predecessore recentemente deceduto a bordo, Alice trova un taccuino con le sue annotazioni, sorta di miscela un tantino disturbata di aspetti tecnici legati al cargo, conquiste sessuali e riflessioni malinconiche sulla sua vita vuota d’affetto. Il diario di bordo funge in qualche modo da trait-d’union inaspettato fra la vita di Alice e del “vecchio” lupo di mare che gli rivela degli aspetti della sua stessa esistenza non facili da affrontare. Strattonata fra un amore passato potente che però non ha saputo pienamente godere, la sicurezza di una relazione stabile e i suoi desideri che virano spesso verso l’irrazionale, Alice rischia di naufragare, sopraffatta dai fantasmi che aleggiano a bordo del Fidelio.

Se l’intento di Lucie Borleteau fosse stato quello di fare un’analisi del desiderio femminile, il suo primo film non avrebbe di sicuro avuto la stessa freschezza, anzi si sarebbe di sicuro perso in constatazioni troppo semplicistiche e stereotipate sul cosiddetto bisogno moderno di poligamia. Quello che invece vuole fare è proporci il ritratto di una giovane donna, ispirato da una figura reale: una sua cara amica entrata all’Accademia della marina mercantile. Alice non pretende di essere l’archetipo della donna moderna, Alice è semplicemente se stessa, segue i suoi istinti che a volte possono tendere alla caricatura ma che in fondo sono semplicemente sinceri. Fidelio l’odyssée d’Alice, come dice la regista stessa, è “una variazione sulla coniugalità”, la storia di un possibile sviluppo di una relazione d’amore nella quale ci si può identificare o che si può rifiutare ma che in ogni modo non ha (fortunatamante) la pretesa di essere universale e che per questo rende la nostra crociera sul Fidelio piuttosto piacevole.

Fidelio, l’odyssée d’Alice è una coproduzione Apsara Films, Why Not Productions e ARTE France Cinéma.

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