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LOCARNO 2014 Semaine de la critique

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Electroboy, il ritratto intimo di una schizofrenia collettiva

di 

- Il film del regista svizzero Marcel Gisler, presentato alla Semaine de la critique di Locarno, è un viaggio intimo dai toni universali nella mente di un personaggio dai mille volti

Electroboy, il ritratto intimo di una schizofrenia collettiva

Ma chi è questo personaggio enigmatico dal viso perfetto presente in ogni inquadratura del film? Il suo nome è Florian Burkhardt, detto "Electroboy", giovane uomo dal passato misterioso che sembra aver vissuto mille vite differenti. Electroboy [+leggi anche:
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, Il documentario di Marcel Gisler, intende ripercorrere la movimentata storia di Florian (e della sua famiglia), mettendone in luce i successi ma soprattutto le sconfitte, i momenti difficili che l'hanno portato sull'orlo della follia. Il regista svizzero ci propone un ritratto incredibilmente sincero, quasi spietato, di una sorta di alieno moderno, un diario intimo di un essere in crisi ma anche di una società alla deriva che vive in un caos generale dominato dall'ansia e dal narcisismo sfrenato.

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Marcel Gisler cattura il suo personaggio grazie ad una camera fissa che non lo molla mai, spingendolo a ripercorrere i suoi intimi ricordi, le sue ansie e le sue paure. Florian ha deciso di sfuggire a un'esistenza difficile, a una società che gli andava stretta, per avventurarsi nel mondo alla ricerca di fama e riconoscimento. Il suo è un viaggio intimo alla ricerca di se stesso, della propria identità, un viaggio difficile e spesso incomprensibile che lo ha portato a perdere il senso della realtà e a rinchiudersi in un mondo claustrofobico fatto di paura e disillusioni. Tutto non è però perduto e Florian, malgrado le difficoltà quotidiane, riesce comunque a trovare una sorta di pace interiore, di equilibrio nel caos. 

La storia di Electroboy è intima, privata ma al contempo universale. Marcel Gisler indaga attraverso il suo personaggio un'epoca, quella degli anni 90, dove tutto sembrava possibile, un'epoca in cui la frenesia legata alle nuove tecnologie sembrava preannunciare un nuovo "ordine mondiale". Questa ricerca edonistica di libertà, di bellezza e di successo si rivela però ben più amara del previsto culminando in una depressione collettiva dove le illusioni passate lasciano il posto all'amarezza. Il viso di Florian esprime alla perfezione questo sentimento di perdita, di disillusione. La perfezione dei suoi tratti, che fanno pensare a personaggi androgini e magnificamente ambigui come Joe Dallesandro, racconta molto più delle parole stesse. Una sorta di Memento Mori di un'epoca sfrenata dominata dalla legge del bello, dalla gioventù e dall'innovazione. Il suo è un percorso che potremmo definire quasi warholiano, un effimero momento di gloria senza "happy end", una caduta vertiginosa dall'olimpo del "cool".  

Marcel Gisler ci conduce nella mente di un superuomo che ha perso i suoi poteri e che ha amaramente pagato il prezzo del successo: un risveglio brutale da un sogno irreale. Electroboy è anche un film che parla di sentimenti, della difficoltà di esprimere quello che è nascosto nel nostro profondo. Florian subisce le proprie emozioni più che viverle realmente, in un gioco pericoloso di sdoppiamento della personalità. Il suo universo interiore, dominato da un sentimento di vuoto e apatia verso il mondo che lo circonda, coabita con la sua ricerca disperata di fama e successo. Una miscela esplosiva che l'ha spinto verso la follia, verso un rigetto della società nella quale vive. Un film intenso e profondo che ci confronta con le nostre paure.

Electroboy è prodotto da Langfilm.

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