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Un quintetto: tutte le strade portano a Berlino

di 

- Prodotto da tre ex allievi del Berlinale Talent Campus 2012, il film racconta cinque storie ambientate in diversi Paesi, con Berlino come filo conduttore

Un quintetto: tutte le strade portano a Berlino

Interessante collegamento tra i festival di Berlino e Sarajevo, che diffonde il concetto di Talent Campus, il film Un quintetto è in anteprima mondiale e fuori concorso al 20° Sarajevo Film Festival.  

Concepito e prodotto dall’attrice turca Demet Gül (Almanya – La mia famiglia va in Germania [+leggi anche:
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), dall’attrice serba Jelena Stupljanin (Cirkus Columbia [+leggi anche:
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) e dal regista svizzero-messicano Mauro Mueller, vincitore dello Student Academy Award con Un mundo para Raúl, incontratisi tutti al Berlinale Talents 2012, Un quintetto è composto da cinque storie di registi provenienti da tre continenti.

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In The House in the Envelope di Sanela Salketic  (nata in Germania, di famiglia bosniaca), una giovane donna turca di nome Layla (interpretata da Gül) torna da Berlino ad Istanbul, a casa dei suoi nonni. Suo padre vuole regalare ai suoi genitori una casa, ma il nonno ha i suoi motivi per rifiutare. La breve relazione che Layla inizia con un tassista (il carismatico Özer Arslan) ci dice tutto di lei in poche parole; e la sequenza finale,  una discussione con suo nonno (Vedat Erincin, da Almanya e Kuma [+leggi anche:
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), dà al film l’impatto emotivo.

Il secondo film, Tourist, del regista kosovaro Ariel Shaban parla di un giovane tedesco (Michel Diercks) che visita Sarajevo e viene trovato svenuto per strada da un uomo del posto (Armin Omerović). Questi ha all’incirca la sua stessa età e viveva in Germania. Tra i due nasce un’amicizia fugace parlando di mentalità, differenze culturali e dopo l’incontro con criminali locali. Una regia solida basta a superare occasionali buchi di sceneggiatura, lasciando un’impressione positiva sul pubblico.

In Polaroid dell’italiano Roberto Cuzzillo, un giovane siciliano (Salvatore Li Causi) torna a Berlino alla ricerca del suo amore (Aron Blankenburg) di un tempo (anche se breve), solo per scoprire che è davvero un padre di famiglia che non vuole avere più nulla a che fare con la relazione dell’estate precedente. Una fotografia impressionistica e un’ambientazione in una Berlino notturna donano al film un’atmosfera onirica.

Friend Request di Elie Lamah è una storia autobiografica su un regista libanese (David Berton) che incontra un collega israeliano (Maryam Zaree) al Berlinale. Inizialmente ha paura di parlare con un israeliano, poiché nel suo Paese la legge proibisce ogni tipo di contatto. Ma tra i due si crea un legame, e deve decidere se vuole mantenere i rapporti quando sarà tornato a Beirut. Gli eccessivi dialoghi danneggiano il film, che è il punto più debole dell’opera .

Nel film di chiusura, The Cuddle Workshop, un’attrice newyorkese (Jelena Stupljanin), che rifugge il contatto fisico, prova a superare il suo problema prendendo parte ad un workshop.  Qui incontra personaggi vivaci, con momenti divertenti e teneri. Questo è il film più completo dal punto di vista della produzione, e completa l’opera assai bene.

(Tradotto dall'inglese)

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