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Song of My Mother: storia di un figlio curdo

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- L’opera prima del turco Erol Mintaş è una commovente storia madre-figlio

Song of My Mother: storia di un figlio curdo

Proposto in prima mondiale in concorso al Sarajevo Film FestivalSong of My Mother [+leggi anche:
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, debutto dello scrittore e regista turco Erol Mintaş, è una commovente storia su una relazione tra madre e figlio, sullo sfondo della questione curda.

Il prologo del film si svolge in un villaggio del Kurdistan turco nel 1993, quando un insegnante locale viene rapito da alcuni uomini che non indossano alcuna divisa della polizia o militare.

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La storia si sposta nel 2013 e nel quartiere di Tarlabaşı a Istanbul, casa per molti rifugiati curdi. Lì, l’insegnante Ali (Feyyaz Duman, My Sweet Pepper Land [+leggi anche:
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), quasi quarantenne, vive con l’anziana madre Nigar (Zübeyde Ronahi), che ha nostalgia per la vecchia casa nel villaggio. la donna crede che tutti i loro amici e parenti siano tornati ai villaggi dai quali erano stati allontanati con la forza. Tra vecchie cassette, cerca di ritrovarne una di un dengbej (tradizionale cantastorie curdo), ma non ci riesce. Il figlio fa del suo meglio per farla sentire a suo agio e non farla tornare al villaggio - come cercare ovunque la canzone del titolo e passare molto tempo con lei. 

Quando la fidanzata turca di Ali, Zeynep (Nesrin Cavadzade, Yangin Var) annuncia di essere incinta, l’uomo registra appena il fatto, e tenta di bilanciare il rapporto con le due donne, ma la fidanzata finisce per essere la più trascurata. La ragazza lo ama così tanto da cercare di stare accanto all’anziana madre e salvare il loro rapporto.

In questo riuscito dramma familiare, la questione curda adombra le relazioni, come indicato sin dal prologo: la situazione che Ali, Nigar e Zeynep vivono è una conseguenza del problema, ma i protagonisti non ne parlano mai apertamente.

La performance misurata di Duman mostra molte emozioni - quelle che una storia simile richiede - e l’attraente Cavadzade gestisce al meglio la sua breve presenza sullo schermo - proprio come fa il suo personaggio nella relazione romantica. La vera star del film è però la non professionista Ronahi, la cui prova commovente e meravigliosa è sottolineata dalla naturalezza e dall’espressività del suo volto, impressionante nelle sue rughe.

Il film, chiaramente a low-budget (la post-produzione è stata resa possibile dal Premio 1000 VOLT Post-Production dei Meetings on the Bridge dell’Istanbul Film Festival), ha un’ottimo staff tecnico, e l’ottima fotografia di George Chiper-Lillemark (Beyond the Hill [+leggi anche:
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).

Song of My Mother è co-prodotto dalla turca Mintas Film, la francese Arizona Productions e la tedesca mîtosfilm

(Tradotto dall'inglese)

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