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VENEZIA 2014 Giornate degli Autori

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Ritorno a l’Avana per Laurent Cantet

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- VENEZIA 2014: Dopo Sette giorni a l’Avana, il regista torna a Cuba per raccontare di cinque amici su una terrazza che, dal tramonto all’alba, rievocano giovinezza e illusioni perdute

Ritorno a l’Avana per Laurent Cantet

A due anni dalle “ragazzacce” di Foxfire [+leggi anche:
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intervista: Laurent Cantet
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, e dopo aver partecipato al film collettivo Sette giorni a l’Avana [+leggi anche:
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, Laurent Cantet torna a Cuba per raccontarci i sogni perduti di una generazione, quella della rivoluzione. Ritorno a l’Avana (Retour à Ithaque) [+leggi anche:
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intervista: Laurent Cantet
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, presentato alle Giornate degli Autori della 71ma Mostra di Venezia, si svolge tutto su una terrazza, dal tramonto all’alba, con cinque personaggi e molti dialoghi. La storia si sarebbe prestata facilmente a ricostruzioni e flashback, e invece il film, per una precisa scelta stilistica, si avvicina più a una pièce teatrale, perché – lo dice Cantet – “non si può parlare di Cuba se non dando la parola ai cubani”.

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Tania, Eddy, Rafa, Aldo e Amadeo, tutti sulla cinquantina, si riuniscono per festeggiare il ritorno di quest’ultimo, rientrato sull’isola dopo 16 anni di esilio a Madrid, ed è subito amarcord: i cinque amici ridono, ballano e bevono, guardano vecchie foto, ricordano come erano, i loro sogni e le loro passioni, i momenti più divertenti passati assieme, come un qualsiasi gruppo di vecchi amici che si incontrano dopo tanto tempo. Ma Cuba non è un posto qualsiasi. Le memorie di gioventù sfumano inevitabilmente nel ricordo di regole e privazioni del “periodo speciale”, quando i Beatles erano banditi perché simbolo di “penetrazione culturale” e due mesi l’anno era d’obbligo andare a lavorare nei campi. 

L’effetto didascalico di alcuni dialoghi iniziali viene compensato, mano a mano che il film avanza, da una costruzione dei personaggi articolata. C’è chi ha creduto nella rivoluzione e continua a crederci tutt’oggi; chi ha scelto la via della corruzione, perché non voleva che gli “rubassero la vita”; chi ha dovuto rinunciare ai propri sogni, chi ha visto partire dolorosamente i propri figli, e chi se n’è andato, ma non si è mai più sentito a casa. E’ più difficile restare, partire o tornare? Su questo sembra interrogarsi Cantet, che ha steso la sceneggiatura a quattro mani con lo scrittore cubano Leonardo Padura. L’unica via sembra quella di vincere la paura, ed è quello che Amadeo è deciso a fare, annunciando il suo ritorno definitivo sull’isola.

“Questo paese è una cosa strana che non sa dove sta andando”, fa dire Cantet a uno dei suoi personaggi. I cinque amici sulla terrazza si raccontano, si affrontano e si scontrano per tutta la notte, anche duramente, ma neanche loro lo sanno. Sopra i tetti dell’Avana, quello che all’alba rimarrà è l’affetto, l’amicizia e la dignità, quella di aver perso a testa alta.

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