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VENEZIA 2014 Eventi/Mercato

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"Cinecittà, mon amour": dibattito sul futuro dei leggendari studi romani

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- VENEZIA 2014: Venezia ospita un’accesa discussione sugli studi di Cinecittà, un patrimonio nazionale diventato azienda privata la cui sorte rimanda a un modello europeo

"Cinecittà, mon amour": dibattito sul futuro dei leggendari studi romani

Il programma di conferenze della terza edizione del Mercato del film di Venezia si è chiuso con un intenso dibattito organizzato da Venice Days e ANAC (associazione dei cineasti italiani) sul futuro dei famosi studi di Cinecittà. La più grande fabbrica dei sogni di sempre è patrimonio nazionale, ma da 17 anni è gestita da privati. Alla sua missione pubblica si oppongono necessità commerciali che esigono una risposta, perché in caso contrario gli studi rimarrebbero un monumento del passato.

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Cinecittà deve reinventarsi, sottolinea Richard Heuzé, corrispondente in Italia per il giornale francese Le Figaro, invitato alla conferenza come moderatore tra i portavoce delle varie parti in quello che è ormai un conflitto permanente: Nicola Borrelli della Direzione Cinema del Ministero della Cultura (lo Stato è infatti proprietario del suolo e delle strutture di Cinecittà), Roberto Cicutto di Istituto Luce Cinecittà (che cura anche i più grandi archivi d’Italia), Luigi Abete, del consorzio privato Cinecittà Studios, insieme ai rappresentanti dei lavoratori di Cinecittà, dagli animi surriscaldati dopo il movimento che nell’estate 2012 ha riunito il mondo del cinema (Ettore Scola in primis) e i sindacati, che ha portato all’occupazione dell’area per quasi tre mesi come protesta contro la costruzione di nuove strutture. Secondo Heuzé, grazie al lavoro già fatto da Abete, il confronto è attualmente più sereno, e Borrelli ha annunciato l’imminente pubblicazione di un piano industriale che aprirà delle prospettive di contrattazione.

Un possibile modello è stato proposto da Nico Dekker di Studios du Cap, che i partecipanti alla discussione hanno incontrato via Skype. Grazie a incentivi fiscali e alle strutture permanenti che hanno permesso di ridurre i costi e di poter accogliere senza interruzione una produzione dopo l’altra, l’impresa sudafricana ha il vento in poppa. Secondo Heuzé, se Cinecittà riuscirà a concretizzare il rilancio, la città dei sogni potrà essere un esempio per altri stabilimenti europei contro il dumping degli studi dei paesi in via di sviluppo.

(Tradotto dal francese)

ArteKino
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