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La nostra terra: l’antimafia a colpi di zucchine e pomodori

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- Il film di Giulio Manfredonia, con Stefano Accorsi e Sergio Rubini, entra nel quotidiano di una cooperativa che coltiva prodotti bio sui terreni confiscati alla mafia, tra intimidazioni e boicottaggi

La nostra terra: l’antimafia a colpi di zucchine e pomodori
Sergio Rubini e Stefano Accorsi in La nostra terra

Giulio Manfredonia torna a parlare di cooperative, dopo Si può fare [+leggi anche:
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, nel suo nuovo film La nostra terra [+leggi anche:
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. Se la fortunata commedia del 2008 con Claudio Bisio raccontava le avventure di una cooperativa di ex pazienti di un manicomio convertiti in parquettisti, il sesto lungometraggio del regista romano (reduce dal dittico sui politici sgangherati di Qualunquemente [+leggi anche:
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e Tutto tutto niente niente [+leggi anche:
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) mette in scena una cooperativa di improvvisati agricoltori al lavoro su un terreno confiscato alla mafia.

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Filippo (Stefano Accorsi) si occupa di antimafia da anni, ma dalla sua poltrona d’ufficio al Nord. Quando gli viene chiesto di portare aiuto a una cooperativa pugliese cui è stato assegnato un podere confiscato a uno spietato boss, ma non riesce ad avviare l’attività per i continui boicottaggi, Filippo dovrà suo malgrado scendere (letteralmente) in campo. Pavido, ansioso e irrimediabilmente burocrate, non avrà vita facile in questo paesino del Sud retto da dinamiche tutte sue, e sarà tentato più volte di mollare tutto. A trattenerlo, il coraggio e la passione dei membri di questa cooperativa capitanata dall’ex fattore del boss Cosimo (Sergio Rubini) e dalla bella e determinata Rossana (Maria Rosaria Russo), entrambi con un passato da riscattare. Ma insieme ai primi pomodori bio, rispunterà anche Nicola Sansone (Tommaso Ragno), il mafioso ex proprietario del podere cui sono stati concessi gli arresti domiciliari e che dall’alto della sua villa osserverà e intralcerà in ogni modo la lotta per la legalità di questo gruppo di volontari. 

Ispirato all’attività dell’associazione Libera, da anni impegnata nella lotta contro le mafie attraverso il riutilizzo virtuoso dei beni confiscati alla criminalità organizzata, il film di Manfredonia affronta il tema con il sorriso e si allinea al filone dissacratorio di La mafia uccide solo d’estate [+leggi anche:
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di Pif. “Il film racconta una storia vera, ma senza tralasciare il lato leggero di vicende umane tanto faticose”, spiega il regista. “Volevo raccontare questa strana lotta alla mafia che si fa coltivando zucchine e pomodori: un'antimafia in positivo che non è repressione, ma proposta di un modello differente”. 

Apprezzabile la costruzione non scontata dei personaggi e la rinuncia a una separazione netta tra buoni e cattivi: “Oggi il Sud viene descritto o violentissimo o popolato di gente buona e un po’ tonta”, osserva Sergio Rubini, “il mio Cosimo sta in una zona grigia, ambigua, e questo lo rende più vero”. Divertente, poi, Stefano Accorsi nei panni del tremante funzionario che abusa di tranquillanti ma cerca costantemente di superare i propri limiti: “Per Filippo, gli ostacoli si rivelano opportunità”, commenta l’attore, che aggiunge: “la terra ti dà tanto, ma chiede anche tanto al tuo corpo e alla tua anima”.

Prodotto da Lumière & Co. con Rai Cinema, La nostra terra arriverà in sala il 18 settembre distribuito in 80 copie da Visionaria e Videa. L’uscita ufficiale sarà preceduta, il 15 settembre, da un evento speciale all'Anteo spazioCinema di Milano, dove prima della proiezione del film si terrà un incontro con Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, in diretta satellitare con 40 città italiane.

ArteKino
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