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Dying beyond their means: ribelli con una causa

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- Isaki Lacuesta cambia radicalmente stile con una commedia demenziale e scanzonata che attacca i responsabili della crisi

Dying beyond their means: ribelli con una causa

Sorpresa, stupore e incertezza: sono stati questi gli effetti che ha prodotto la notizia secondo la quale l'appassionato e autoriale regista di The Damned, Il cuaderno de barro e The Legend of Time, Isaki Lacuesta – trionfatore al Festival di San Sebastian del 2011 con Los pasos dobles [+leggi anche:
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– voleva girare una commedia... sulla crisi economica. Quest'ultimo dato ci ha fatto pensare che non si sarebbe trattato di un film demenziale, ma ci siamo sbagliati: Dying beyond their means [+leggi anche:
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intervista: Isaki Lacuesta
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è una follia in piena regola.

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Pertanto, bisogna guardarlo senza pregiudizi, lasciandosi trasportare dai suoi eccessi, e goderselo come se fosse uno spettacolo allestito da pagliacci violenti, distruttivi e completamente impazziti che hanno una causa in comune, poiché anche loro, come noi, sono vittime di questa crisi che ci schiaccia senza pietà. Già dal titolo, che rende omaggio ai western e fa il verso a uno dei motivi più comunemente utilizzati per spiegare le cause della crisi, ci si immagina che il film non sia serio... almeno a prima vista. Ma, sotto l'umorismo demenziale, si cela un'aspra critica verso un mondo che ha perso la strada, come d'altronde succede ai protagonisti, i quali non sono riusciti più a ritrovarla.

Infatti, i cinque uomini finiscono in carcere per via dei loro peccatucci, nel tentativo di raddrizzare i torti subiti. I personaggi sono variegati: passiamo da un genitore snob fino a un tossicomane tatuato. Dietro le sbarre, avranno un'idea che forse metterà ordine al caos che stiamo vivendo. E perché non dovrebbero metterla in pratica, non avendo più nulla da perdere?

Lacuesta, innamorato dei suoi personaggi, racconta di come siano finiti in prigione, ricorrendo a continui flashback. Il tono grottesco della narrazione viene assicurato anche grazie alle spettacolari interpretazioni di attori del calibro di Jordi Vilches, Julian Villagran e, soprattutto, del cantante Albert Pla, autore della riuscita colonna sonora del film. Il pezzo più interessante è costituito dalla versione riarrangiata del tema dell'anime Marco e accompagna una delle gag più selvagge di un circo che punta sull'eccesso, come se fosse un’arma incandescente puntata contro una società andata in rovina vigliaccamente.

Le riprese del film sono durate due anni e sono state realizzate nei ritagli di tempo libero degli attori famosi che hanno preso parte al progetto, come Imanol Arias, José Coronado, Eduard Fernández, Carmen Machi e Bárbara Lennie. Alla produzione troviamo Versus Entertainment, Alicorn Films, Sentido Films e La Termite Films, società di Lacuesta e Isa Campo.Il film suscita grasse risate durante la prima metà, dove mostra il background di ogni personaggio e ha l'aria di essere un western moderno. Tuttavia, l'impostazione critica verso tutto e tutti (non si salva neanche il Movimento 15-M) finisce per esaurirsi quando si arriva al terzo atto e gli antieroi mettono in pratica il loro piano.

Ma prima, il film ci delizia con i suoi omaggi deliranti a film quali Qualcuno volò sul nido del cuculo e Apocalypse Now, solo per citarne alcuni. Questo recital con un senso dell'umorismo veramente nero dipinge un ritratto selvaggio di una Spagna corrotta e infila una gag demenziale dopo l'altra: un concentrato di pazzia distillato da quel cineasta tanto inclassificabile quanto sfacciato e sorprendente che è Isaki Lacuesta.

(Tradotto dallo spagnolo)

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