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Il videoclip da Mtv a Youtube

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- Al Lucca Film Festival, Luca Pacillo ci aiuta a riflettere sullo stato dell'arte videomusicale, con particolare attenzione al contesto europeo

Il videoclip da Mtv a Youtube

“Che senso può avere oggi, che tutti i video sono a portata di un clic, che la rete ci mette a disposizione un archivio pressoché infinito che racchiude ogni epoca, organizzare una retrospettiva dei clip musicali più emblematici degli ultimi anni?” 

Questa la domanda che apre la presentazione del libro di Luca Pacilio “Il videoclip nell’era di You Tube – Cento videomaker del terzo millennio”, edizioni Bietti – Heterotopia, in uscita nel mese di novembre. Il lavoro è stato introdotto ieri, nell'ambito del Lucca Film Festival, dall'autore e da Giulio Sangiorgio, redattore di Film Tv e co-direttore della collana. Si è trattata, malgrado i pochi convenuti, di un'occasione più unica che rara per riflettere sull'arte videomusicale e su come essa stia mutando, adattandosi ai nuovi contesti di produzione e di fruizione. Le linee di evoluzione di tale espressione artistica, infatti, non solo sono interessanti in sé, ma fungono anche, in virtù della loro stretta connessione alle logiche di mercato, da cartina di tornasole per capire i mutamenti in atto nel linguaggio audiovisivo tutto.

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Con il nuovo millennio, il lento tramonto di MTV, per come l'avevamo conosciuta, e l'avvento della rete, come canale privilegiato di diffusione, hanno finito per paralizzare il pubblico di fronte alla possibilità di scegliere cosa guardare; proprio perché la scelta oggi può essere esercitata su una quantità enorme di materiale, essa risulta di fatto neutralizzata. Nello specifico del music video le opportunità sono sconfinate al punto da rendere il discorso inevitabilmente dispersivo e incontrollabile. 

Se gli anni Novanta sono stati definiti la golden age del video musicale non è soltanto perché è stato un periodo incredibilmente ricco a livello produttivo, complice una congiuntura artistico musicale assai favorevole (il progressivo allontanamento dell'icona pop, il trionfo del concettualismo in video), ma anche perché fu allora che il videoclip cominciò ad affermarsi come un'espressione artistica autonoma, indipendentemente, non necessariamente o solo strumentale a quella musicale. In questo storico passaggio, spiega l'autore, il canale MTV è stato il grande palcoscenico in cui questa creatività veniva messa attivamente in gioco offerta all'attenzione i tutti. In quel decennio si sono messe in evidenza personalità che non si esita più a definire autoriali, pur in un ambito profondamente condizionato dalla commissione come quello del video promozionale. 

Gli anni Zero hanno visto il blocco di videomaker angloamericano definitivamente insidiato. La Francia, innanzi tutto, si è imposta come una fucina che sforna talenti a getto continuo: sulle orme di Gondry, Goude, Mondino, Sednaoui, spesso partendo dal design, si sono imposti collettivi come Megaforce, Jonas & François, Fleur & Manu e registi come So Me, Yoann Lemoine e, soprattutto, Romain Gravas. Anche la Scandinavia ha dimostrato una vitalità straordinaria nel settore, trovando in Martin De Thurah uno dei più importanti videomaker di questi anni. Molto indietro invece, secondo l'autore, la situazione in Italia, dove, al di là di qualche caso sporadico, il mainstream è rimasto fermo ad una concezione del videoclip tipica degli anni '80, tutta incentrata sulla performance e sull'icona.

Nella retrospettiva, Pacilio raccoglie cinquanta dei video più rappresentativi degli ultimi quindici anni. “E' da leggersi”, dice, “come un primo tentativo di mappatura visuale” di un periodo che ha visto rivelarsi nel campo del music video personalità registiche di peso enorme, molto spesso sviluppatesi sulle orme dei giganti del decennio precedente, altre volte attraverso un linguaggio totalmente nuovo e personale, in ogni caso confermando – grazie anche all'avvento di Youtube, che ha cambiato ulteriormente le carte in tavola – quello del video musicale, come campo di sperimentazione visiva di impatto mediatico senza paragoni.

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