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In the Crosswind: un ritratto glaciale degli orrori sovietici

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- Proposto in anteprima internazionale al recente Toronto International Film Festival, In the Crosswind è il notevole e inventivo racconto delle deportazioni sovietiche in Estonia

In the Crosswind: un ritratto glaciale degli orrori sovietici

Tratto dai diari della protagonista Erna, In the Crosswind [+leggi anche:
trailer
intervista: Martti Helde
intervista: Martti Helde
scheda film
]
di Martti Helde parte come un dramma qualunque. Erna racconta la sua vita idilliaca in Estonia, e parla dei tempi vissuti col marito e la figlia in un montaggio della loro vita insieme, come una famiglia felice. Ma quando la donna diventa una delle 40.000 persone deportate in Siberia – parte del piano di Stalin di pulizia etnica del paese – la sua vita cambia. E così il film.

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Erna e la sua famiglia sono deportati dalla loro casa, e il film diventa una serie di tableaux. Le figure non si muovono più, ma in sostanza si congelano nel tempo, e la macchina da presa ondeggia fuori e dentro le statue. Separate dal marito e padre, Erna e sua figlia si ritrovano in Siberia. La donna scrive sul diario le sue traversie e la speranza di rivedere un giorno il marito, e una serie di tableaux composti con delicatezza racconta la brutalità e l’oppressione sofferte da Erna. Tornerà nella natia Estonia e rivedrà il suo amore?

Helde ha un occhio da pittore, ed è da apprezzare la fredda fotografia in bianco e nero, combinata con il movimento ben controllato sugli attori in posa e gli ambienti. Va menzionato anche il brillante sound design, che aiuta a mantenere lo slancio anche quando le immagini sono del tutto ferme. Il film non si affida alle sole meraviglie tecniche, ma è un rispettoso e affettuoso racconto degli orrori causati dai sovietici. Con un’estetica che rinforza l’idea di vite ‘congelate nel tempo’, il film non punta sugli effetti né sulle forzature, e non si trattiene troppo a lungo. 

(Tradotto dall'inglese)

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