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[REC] 4: Apocalipsis: l'orrore si sposta su una nave

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- Il quarto episodio della saga, diretto da Jaume Balagueró, mostra segni di stanchezza e poca originalità nonostante il cambio di scenario

[REC] 4: Apocalipsis: l'orrore si sposta su una nave

Lo scorso giugno, in un’intervista a Cineuropa in occasione dell’omaggio che gli ha dedicato la manifestazione madrilena Nocturna, Jaume Balagueró assicurava che nella sua nuova pellicola [REC] 4: Apocalipsis [+leggi anche:
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, che inaugura oggi il Festival di Sitges, “lo spettatore troverà, alla fine, risposte alle domande poste negli episodi precedenti. Abbiamo cercato di girare un film che fosse un festival dell’horror e del divertimento: adrenalina pura ed emozione”. E il cineasta, che ha firmato insieme a Paco Plaza i primi due capitoli della serie, si impegna a raggiungere questo obiettivo.

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Per questo, il film – prodotto come quelli precedenti dalla catalana Filmax e proiettato pochi giorni fa a Toronto – comincia laddove si erano concluse le prime due parti: nell’edificio di Barcellona dove si scatenò il caos, la demenza e il panico. Ma a impugnare la camera non è più un giornalista, bensì il regista: quell’innovativo modo di raccontare (che hanno adottato successivamente altri film di successo) avvicinava in maniera energica la trama allo spettatore, che si sentiva profondamente dentro quelle mura infernali. Ora Balagueró, alla ricerca dello spettacolo totale, muove il suo obiettivo in modo quasi isterico dalla poppa alla prua di una nave in quarantena dove – per esigenze della sceneggiatura scritta dal regista con Manu Díez – si ritrova attaccata alla giornalista Ángela Vidal (Manuela Velasco) e all’uomo che l’ha salvata.

L’ossido domina non solo lo spazio, ma anche la fotografía e l’aria che si respira: si è cercato di spostare la claustrofobia dell’edificio di Barcellona a un enorme vascello che, poco a poco, soccomberà all’orrore, come lo spettatore si aspetta. Ma quello che succede risulterà prevedibile e il fattore sorpresa brillerà per la sua assenza. Prendendo come riferimento i film di Alien, [REC] 4: Apocalipsis finisce per stancare, sebbene il suo disegno di produzione superi i capitoli precedenti di questa enciclopedia del terrore.

Tantomeno aiuta a suscitare emozioni nello spettatore il lavoro degli attori, poco diretti: forse il regista ha prestato più attenzione all’ambientazione di questa imbarcazione sinistra che non agli umani che vi sono a bordo. Balagueró ha inoculato solo un po’ di umorismo attraverso il personaggio di María Alfonsa Rosso, il cui disorientamento si riallaccia al terzo episodio del franchise che – diretto da Paco Plaza – si svolgeva a un matrimonio sfociato in molto sangue: quel film dava una svolta meravigliosa alla saga nello scommettere non solo sul genere gore più sfrenato, ma anche nel dare spazio alla risata. Questo non succede in [REC]4: Apocalipsis, e la mancanza si sente...

Nonostante ciò, come ci diceva Balagueró, il cinema spagnolo di genere gode di buona salute e prestigio internazionale, e Sitges lo dimostrerà in questi giorni con film come Musarañas [+leggi anche:
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, prodotto/presentato da Álex de la Iglesia, e La distancia di Sergio Caballero. Il pubblico della manifestazione lo potrà confermare. E di tutto ciò vi daremo conto. 

(Tradotto dallo spagnolo)

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