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Cub, un horror per adulti nei campi scout

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- Il viaggio nei campi scout di Jonas Govaerts si trasforma in un vero massacro in questo debutto horror

Cub, un horror per adulti nei campi scout

Girare un horror scolastico può essere un affare complicato - ad un certo punto, sarà necessario ammazzare i ragazzi. A giudicare dalla sceneggiatura scritta insieme all'esordiente (nel lungometraggio) Roel Mondelaers, il regista Jonas Govaerts sembra non porsi questi scrupoli morali nel suo debutto Cub [+leggi anche:
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, che si presenta come uno sguardo fiammingo senza regole al genere 'mattanza nei campi estivi'. Proposto in prima mondiale a Toronto, il film ha vinto il Premio al Miglior Regista a Sitges ed è ora al BFI London Film Festival.

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Cub crea le premesse con calma, introducendo un gruppo di studenti in viaggio tra i boschi fiamminghi verso il luogo dove campeggeranno. Sempre attenti a fare in modo che una rete di paura tenga i ragazzi sotto controllo, i capi del campo Chris (Titus de Voogdt) e Peter (Stef Aerts) e l'attraente cuoca bionda Jasmijn (Evelien Bosmans) trasformano il mito di Kai (Gill Eeckelaert) – una paurosa e selvaggia dimora tra i boschi – nel mantra del viaggio. Il solitario e ribelle Sam (Maurice Luijten) non sembra però spaventato.

Il film, che ruba i tropi da numerosi horror 'boschivi' e li ripulisce per riutilizzarli correttamente, rivela gradualmente le trappole esplosive disseminate nel campo, apparentemente idilliaco, mentre Kai si mostra non solo come eminente minaccia in carne e ossa, ma come un'entità capace di camuffarsi, e sempre in agguato. Con uno sguardo consapevole alle dinamiche dei membri del campo, che si rivelano ben prima di iniziare a frugare nelle tende, crea così il giusto livello di caos necessario a spaventare a morte gli adulti.

Girato con esperienza da Nicolas Karakatsanis (Bullhead [+leggi anche:
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The Drop), il film scivola progressivamente nel buio minaccioso e nel totale sbandamento, mentre attori periferici vengono eliminati prima dello svelamento delle reali minacce del bosco. Un terzo atto straziante pone le basi per avviare la macchina degli omicidi, trasformando la storia in un gioco di sopravvivenza. La macchina da presa di Govaerts non rifugge mai dall'orrore che segue, tra sangue e gore, e rende il lento inizio del film l'incredibile, succoso massacro che prometteva di essere.

(Tradotto dall'inglese)

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