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Genesi, trionfo e caduta degli Spandau Ballet in Soul Boys of the Western World

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- Il documentario di George Hencken ricostruisce la vertiginosa carriera della band britannica restituendo un vibrante spaccato della Londra degli anni ‘80

Genesi, trionfo e caduta degli Spandau Ballet in Soul Boys of the Western World

Le storie delle band di successo si somigliano un po’ tutte: i primi concerti nelle cantine, l’ascesa, l’ambito contratto discografico, il successo, lo sballo e poi lo stress, le incomprensioni, lo scioglimento, e infine l’immancabile reunion. Non fa eccezione uno dei gruppi cult degli anni ’80, dieci anni in cima alle classifiche, 25 milioni di dischi venduti, le loro hit suonate ancora oggi, dappertutto: gli Spandau Ballet. A portare al 9° Festival Internazionale del Film di Roma questa ventata new romantic, tutta sintetizzatori, abiti eccessivi e ciuffi esuberanti, è Soul Boys of the Western World [+leggi anche:
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della britannica George Hencken, qui al suo primo lavoro da regista dopo aver prodotto pluripremiati video musicali, film concerto e documentari su figure chiave della scena musicale contemporanea, tra cui Jimi Hendrix e Sex Pistols.

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“L’unico modo per fare un film sugli Spandau Ballet era ricostruire il contesto in cui sono nati”, ha detto la regista presentando il film a Roma accompagnata dai cinque “soul boys” protagonisti, ovvero Tony Hadley, i fratelli Martin e Gary Kemp, Steve NormanJohn Keeble. Figli della classe operaia londinese, i cinque ragazzi si conoscono dai tempi di scuola e cominciano a muovere i primi passi nei club di Soho, dove su punk, glam rock e soul cominciano a imporsi nuove sonorità elettroniche, insieme a un abbigliamento frivolo, eccedente e un po’ snob. “Nella Londra del 1979, i giovani si interessavano a due cose: la moda e la musica pop”, ricorda Gary Kemp, mente del gruppo, “ognuno cercava la sua tribù, e ci si imponeva anche grazie al modo di vestire”. I primissimi concerti sono su invito, il successo è immediato: molti giovani scelgono la tribù Spandau, mentre la Thatcher sale al potere e partono i primi scioperi.

Per restituire il clima dell’epoca e la parabola del quintetto, la regista ha lavorato esclusivamente su filmati personali della band e materiale d’archivio, in gran parte inedito: “E’ stato come una caccia al tesoro – afferma – guardavamo una foto e ci dicevamo ‘Cerchiamo questo qui, magari ha qualche video!’. Ho lavorato su oltre 300 ore di filmato, ci sono arrivati contributi da tutto il mondo. Il vecchio manager, poi, aveva le pellicole delle prime interviste, rimaste per anni in un magazzino e mai viste. E’ stato un viaggio nel tempo incredibile”. Un viaggio che arriva fino ai primi dissapori, lo scioglimento, la carriera a Hollywood dei fratelli Kemp, la malattia e la terribile battaglia legale che ha visto Hadley, Norman e Keeble trascinare in tribunale Gary Kemp (vinta da quest’ultimo: sono suoi tutti i diritti delle canzoni degli Spands). E poi, come da tradizione, la reunion nel 2009: concerti, tanta nostalgia e sorrisi a denti stretti. Gli stessi visti ieri a Roma nell’annunciare il loro prossimo tour, nel 2015 (5 date in Italia). Per rivedere invece quelli autentici, e rimmergersi negli sfavillanti anni ’80, l’appuntamento italiano con Soul Boys of the Western World è oggi e domani, 21 e 22 ottobre, in 150 sale (distribuzione Nexo Digitale e Feltrinelli Real Cinema). L’elenco dei cinema è disponibile qui.

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