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SIVIGLIA 2014

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Lilting: segreti e bugie

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- Presentato a Siviglia il film britannico di Hong Khaou, un dramma intimista che parla di shock culturale, incomunicabilità e dolore, ma senza eccedere nei toni

Lilting: segreti e bugie

Sono bastati quattro attori al cineasta Hong Khaou, nato in Cambogia nel 1975 ma formatosi cinematograficamente in Inghilterra, per costruire l’impalcatura di emozioni che sostiene il suo primo film, Lilting [+leggi anche:
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, proiettato nella sezione Las Nuevas Olas dell’11º Festival del Cinema Europeo di Siviglia, dopo il passaggio all’ultimo Sundance.

Quasi interamente girato in interni, dove la scenografia – delicata, armoniosa e modesta – dice molto dei personaggi, l’azione si svolge tra la casa di cura dove vive una madre cinese e l'appartamento dove suo figlio divideva il letto con un ragazzo inglese. Il movimento circolare della camera lega, senza separarli nettamente – come succede nel nostro cervello – il passato al presente, alternando armoniosamente sentimenti di affetto, nostalgia, estraneità e dolore per l'assenza.

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Sulla linea sensibile e sottile di un altro film che di recente ha affrontato il conflitto causato dalla morte di una persona cara come Loreak [+leggi anche:
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, ma aggiungendo la questione interculturale, Lilting [+leggi anche:
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mette in mostra quanto difficile possa essere la comunicazione tra due sconosciuti quando i segreti a lungo custoditi hanno eretto un muro invalicabile tra di loro: sono Junn (Pei-pei Cheng), una donna che parla solo cinese e ha appena perso suo figlio Kai (Andrew Leung) in un incidente fatale, e Richard (Ben Whishaw), amante segreto di quest’ultimo. Quando l’inglese ingaggia un traduttore per comunicare con sua "suocera", l'approccio risulta più difficile di quanto si pensasse all'inizio, soprattutto fino a che l’orientamento sessuale del defunto rimane nascosto alla madre.

Con questo soggetto – dello stesso Hong Khaou – sarebbe stato facile cadere nel cliché sentimentalista di cui abusano tanti film tv, ma il cineasta fugge come la peste ogni eccesso lacrimevole e sceglie la via della sottigliezza per la sua trama, lenta e sensibile, delicata e venata di una malinconia enfatizzata da una fotografía dai colori tenui e invernali, opera della polacca Urszula Pontikos (Weekend [+leggi anche:
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).

Come fece Ang Lee con il suo debutto internazionale a Cannes, nel 1993, con Il banchetto di nozze, Hong Khaou guarda un genitore asiatico confrontarsi con la difficile evidenza di essere all’oscuro della vita privata occidentale di suo figlio gay; ma mentre il regista di La tigre e il dragone (dove abbiamo conosciuto Pei-pei Cheng) faceva ricorso alla commedia divertente e amabile, l’autore di cortometraggi quali Waiting for Movement, Summer e Spring, ha scelto di trattare lo stesso argomento utilizzando il dramma di personaggi, come se si trattasse di un talentuoso allievo hipster e gay di Mike Leigh.

Girato con un budget molto basso della Microwave Film London, il film è sostenuto da SUMS* Film and Media e da Stink Ltd., e sarà distribuito in Spagna grazie a Surtsey Films, compagnia indipendente che punta su questo tipo di film di piccolo formato ma capaci di provocare grandi emozioni… e riflessioni.

(Tradotto dallo spagnolo)

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