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Basilio Martín Patino. La décima carta: mia cara memoria

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- Il documentario di Virginia García del Pino riscatta uno dei cineasti più liberi, veggenti e combattivi del cinema spagnolo negli ultimi anni del franchismo

Basilio Martín Patino. La décima carta: mia cara memoria

Ieri sera, a Matadero Madrid, si è inaugurata la quarta edizione del festival Márgenes (leggi la news), con la consegna del Premio Speciale del Cinema Spagnolo Indipendente a Gonzalo Suárez, e con la proiezione – fuori concorso – di Basilio Martín Patino. La décima carta [+leggi anche:
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, documentario diretto da Virginia García del Pino. Il festival transmedia celebra così due dei cineasti nazionali più interessanti del XX secolo, due pionieri che hanno militato per quei valori di indipendenza, audacia e rischio che rivendica con orgoglio questa manifestazione.

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Basilio Martín Patino. La décima carta è il primo capitolo della serie documentaria Cineastas contados che – lanciata da Canal Plus e Paramount Channel – instaura un dialogo tra le generazioni: i cineasti attuali e quelli del passato, i maestri e gli allievi del mestiere del cinema. Un progetto filmico che, tenendo come modello il francese Cinéastes de notre temps, continuerà a far conoscere al pubblico giovane chi furono i coraggiosi forgiatori della modernità. 

In questo primo capitolo, presentato nella sezione Zabaltegi dell’ultimo Festival di San Sebastian (leggi la news), sentiamo Virginia García del Pino invitare M. Patino a scrivere la decima lettera destinata a completare Nueve cartas a Berta, opera prima del salmantino. Lui, dimostrando una modestia e una coerenza ammirabili, rifiuta di essere al centro dell’attenzione e oggetto delle riprese mentre passeggia per la sua città e in campagna. Collocato l’autore nel suo ambiente, rotto il ghiaccio e invitati a casa sua, viaggiando con lui verso Madrid cominceremo a godere di ricordi, sfumati e irripetibili, del regista della trilogia clandestina.

Arricchito da un’interessante intervista inedita al regista datata 1982, il documentario – che è stato girato nell’arco di un anno – fa un parallelo tra la realtà di BMP e i suoi film, e riproduce persino quel cinema di montaggio che utilizzò soprattutto in Canciones para después de una guerra. Rovistando tra i suoi libri, cartelle e vecchi film, con la camera di García del Pino sempre vicina, il Patino di 84 anni – senza mai smettere di lottare contro la memoria sfuggente – ci ricorda i chiaroscuri della Spagna che fu…  e che ancora è, anche se non si vede. Se il suo cinema è stato una sferzata contro la coscienza assopita, questo documentario non solo lo riconosce, ma lo rivendica fortemente.

Con la consulenza di León Siminiani e Fernando Franco, e prodotto da Pantalla Partida e Tierravoz Producciones, La décima carta è diviso in dieci sezioni, quella decina di lettere che Patino scrive con la sua eredità, fra cui spicca Queridísimos verdugos, girato sotto il terrore della dittatura e che uscì quando morì il Caudillo (titolo del film che completerà la trilogia), in cui viene rievocata la storia dell’infame garrota e – lontano diverse decadi da The Act of Killing [+leggi anche:
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– conosciamo tre boia di quello Stato oppressore che fu al tempo la Spagna.

Film così coraggiosi non se ne fanno più, ma Basilio Martín Patino. La última carta  risveglia fortemente la voglia di recuperare quel tipo di cinema. 

(Tradotto dallo spagnolo)

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