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Norfolk: un mondo riscritto

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- Il realismo britannico classico viene rinnovato in chiave assurda nella rivisitazione enigmatica della contea di Norfolk da parte di Martin Radich

Norfolk: un mondo riscritto
Denis Ménochet e Barry Keoghan in Norfolk

Per molti aspetti, la competizione degli Hivos Tiger al 44° International Film Festival Rotterdam era il posto perfetto per la prima mondiale della produzione britannica di Martin Radich Norfolk [+leggi anche:
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. Il film è altamente sperimentale, e ha alcuni elementi volutamente grossolani o da principianti. Ha anche una sorta di interessante tocco estetico post-apocalittico che si fonde con una finitura estremamente professionale. Perciò Norfolk è un buon titolo per Rotterdam, un festival che il critico di Sight and Sound Gareth Evans una volta ha descritto come dedicato al far convergere "innovazione" e "un certo pragmatismo industriale".

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La contea di Norfolk, d'altra parte, è nota nel Regno Unito per essere una parte rurale insignificante del mondo. Ma questo è ben lungi dall'essere il caso con gli scenari di Radich. La sua Norfolk è ancora quella dell'idillio pastorale acquitrinoso dei Broads, ma vi aggiunge tutto un altro strato di atmosfere apocalittiche, che trasforma la realtà in qualcosa di incredibilmente diverso.

Le location scelte sono gloriosamente fatiscenti, i personaggi mangiano solo il cibo più rudimentale, e il mondo si colloca da qualche parte tra il sistema feudale medievale e i giorni nostri. Allo stesso tempo, gli stupendi costumi sembrano la rielaborazione degli stracci di domani. Anche la tecnologia in questo film risulta particolarmente difficile da classificare. Tutto sembra decisamente analogico, e la musica e la TV sono un mix bizzarro di vari decenni. Non sembra vi sia carenza di energia elettrica, tuttavia il mondo sembra andare avanti in qualche modo.

Ma cosa succede in questo mondo? Beh, difficile a dirsi. In sostanza, la storia narra di Denis Menochet, un mercenario (forse) americano, e di suo figlio (Barry Keoghan). A chi rispondono rimane però un mistero, ed anche contro chi stanno combattendo non è molto chiaro. La chiave sembra riconoscere Norfolk come un film assurdo. I personaggi di Radich ammettono apertamente di non sapere perché stanno facendo quello che stanno facendo. E diversi momenti del film sono anche talmente confusi che sembra quasi impossibile carpirne un senso al di là di una frenetica, decadente suggestione emotiva.

Come con Beckett, un elemento chiave della tensione irresistibile di Norfolk è la sua creazione o opposizione di numerosi doppi: padre e figlio, figlio e amante, ecc. E come Beckett, il ritmo delle interazioni dei personaggi di Radich è anch’esso brillantemente irregolare e intermittente. Ma l’assurdo di Radich è assai più vicino alla versione di Pinter. La sua Norfolk è apparentemente un mondo abbastanza realistico che sembra essere circondato da un intenso, vago senso di minaccia.

Gli spettatori dovrebbero dunque prepararsi a una sfida interpretativa attiva. Gran parte di Norfolk sembra addirittura narrato sfidando gli spettatori. Ma il risultato è trionfante. Essere in grado di rendere credibile questa realtà irreale è un'impresa notevole e affascinante.

(Tradotto dall'inglese)

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