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Self-Portrait of a Dutiful Daughter: il ritratto irriverente di una generazione

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- Il film di Ana Lungu sarà presentato nella nuova sezione femminista a Rotterdam

Self-Portrait of a Dutiful Daughter: il ritratto irriverente di una generazione
Elena Popa ed Iris Spiridon in Self-Portrait of a Dutiful Daughter

Un vero successo del cinema rumeno indipendente, Self-Portrait of a Dutiful Daughter [+leggi anche:
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di Ana Lungu debutta a livello internazionale nella nuova sezione What the F?! dell’International Film Festival Rotterdam. Con una protagonista femminile alla ricerca del proprio posto nel mondo, pochi film sarebbero più adatti per questa nuova sezione che esplora il femminismo in tutte le sue forme.

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Il soggetto dell’autoritratto del titolo è Cristiana (Elena Popa), una giovane donna che cerca di godersi la sua libertà ritrovata dopo che i genitori hanno lasciato l'appartamento in cui convivevano. Sola in quelle stanze vuote, Cristiana deve riempire lo spazio appena conquistato. E’ felice di poter finalmente essere se stessa, ma in realtà non ha idea di chi sia. La sceneggiatura scritta dalla Lungu crea efficacemente una prigione immaginaria fatta di muri invisibili, evidenziando il conformismo di Cristiana.

Realizzato senza quasi nessun finanziamento nell’arco di circa tre anni, Self-Portrait è un risultato importante in un’industria cinematografica che dipende in gran parte dal sostegno finanziario del Romanian National Film Center. Ma ciò che colpisce dell’opera prima della Lungu sono i tocchi freddi e incisivi che danno carattere all’universo limitato di Cristiana: le conversazioni con gli amici, i suoi sforzi per finire la sua tesi di dottorato (in ingegneria sismica) e i suoi pensieri circa l'acquisto di un cane. La macchina da presa del direttore della fotografia Silviu Stavilă non si muove mai, ancora una volta a evidenziare la monotonia della vita di Cristiana e rendendo Self-Portrait un thriller psicologico iper-minimalista: riuscirà Cristiana a cambiare la sua vita?

A eccezione della Popa e di Emilian Oprea (protagonista anche in Why Me? [+leggi anche:
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intervista: Tudor Giurgiu
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di Tudor Giurgiu, selezionato per la sezione Panorama della Berlinale), che interpreta un uomo sposato con cui Cristiana ha una relazione, molti degli attori sono dilettanti. La Lungu offre un approccio di metateatro destinando ai suoi veri genitori i ruoli di quelli della protagonista. Suo padre, Dan Lungu, contribuisce particolarmente a mostrare da una nuova prospettiva la figlia obbediente (sullo schermo), con i suoi gentili ma incisivi monologhi. Si ha l'impressione che accarezzi lentamente i capelli di Cristiana, mentre le tarpa le ali e le infila pietre nelle tasche… È un'immagine familiare a molti rumeni dell’età di Cristiana, cresciuti in un ambiente in cui "i genitori hanno sempre ragione".

Anche se alcune delle interpretazioni sembrano finte e poco spontanee ("Mi piace lavorare con i dilettanti: i loro difetti li rendono più vivi, più umani", ha detto a Cineuropa la Lungu), Self-Portrait riesce ad affascinare il pubblico con la sua protagonista non impeccabile ma accattivante, che dimostra che quando ci vediamo le porte chiuse in faccia, si può frantumare una finestra. Senza gesta epiche o colpi di scena sconvolgenti, la sceneggiatura spinge Cristiana nella giusta direzione, facendole conquistare sia la libertà che il rispetto dello spettatore.

Self-Portrait of a Dutiful Daughter è uno degli oltre dieci film di registe rumene che si prevede finiranno di essere girati o addirittura usciranno nel 2015 (leggi l'analisi), una tendenza che aprirà nuovi orizzonti per l’industria locale, da sempre dominata da nomi maschili. Il film è stato prodotto dalla casa di produzione Mandragora di Cristi Puiu e potrebbe essere presentato in anteprima in Romania all'interno della selezione del Transilvania International Film Festival (29 maggio - 6 giugno).

(Tradotto dall'inglese)

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