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My Skinny Sister: un forte potenziale di sensibilizzazione

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- Un trio di talenti da tenere d’occhio, la regista e le due giovani attrici del film sono da encomiare per aver realizzato un film socialmente importante e artisticamente valido sull'anoressia

My Skinny Sister: un forte potenziale di sensibilizzazione
My Skinny Sister di Sanna Lenken

La scrittrice-regista svedese Sanna Lenken aveva già attirato l'attenzione su di sé quando il suo cortometraggio Eating Lunch fu presentato in concorso al Göteborg International Film Festival 2013. Il corto affrontava i disturbi alimentari dei giovani, e la regista, che soffriva di anoressia da adolescente, torna ora a Göteborg con il suo primo lungometraggio, My Skinny Sister, che tratta lo stesso argomento e rivela l'enormità di questa malattia che raramente viene mostrata sul grande schermo.

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La storia è raccontata dal punto di vista di Stella (Rebecka Josephson), una bambina di dieci anni i cui ormoni stanno iniziando a entrare in azione. Sua sorella maggiore, Katja (Amy Deasismont), è una skater a livello agonistico. Stella ammira molto la sorella, imitandola nella sua passione per lo skate, e innamorandosi (come può accadere a una ragazzina di dieci anni) dell'allenatore di Katja, Jacob (l'attore tedesco Maxim Mehmet). Naturalmente, nessuna delle sue fantasie si realizza, ma scopre che la sorella è affetta da un disturbo alimentare: qualcosa che sembra una combinazione di anoressia e bulimia.

Katja minaccia di rivelare ai genitori (Annika Hallin e Henrik Norlen) il piccolo segreto di Stella qualora quest’ultima raccontasse loro della malattia. Questo porta a un circolo vizioso di manipolazione e di menzogne, che Stella decide infine di interrompere quando lo psicologo della scuola spiega che l’inedia unita allo sforzo eccessivo dello sport può portare alla morte.

La Lenken ha realizzato un film convincente e valido, che beneficia chiaramente dalla sua esperienza personale. Il modo in cui la famiglia cerca di far fronte al problema, con i genitori che hanno paura di mandare la figlia in ospedale – il che significherebbe ammettere che il problema esiste – e cercano quindi di risolverlo da soli, incapaci e disperati, è descritto con una devastante dovizia di particolari. Il film mostra quanto il disturbo sia simile alla dipendenza, e sebbene si siano visti innumerevoli film su questo tema, l'anoressia e la bulimia sono state affrontate solo poche volte sul grande schermo. Il Dragon Award for Best Nordic Film Audience Choice vinto a Göteborg è un segnale forte del fatto che, con il posizionamento corretto, il film potrebbe davvero sensibilizzare l'opinione pubblica.

Certamente, non sarebbe venuto così bene senza la regia della Lenken e le due giovani attrici, entrambe fenomenali. La Josephson è una nipote di Erland Josephson ben noto dai film di Ingmar Bergman, ed è chiaro che buon sangue non mente. La Deasismont, dal canto suo, è meglio conosciuta in Scandinavia come la pop star Amy Diamond, e recitare le viene naturale. Tuttavia, con questo film, hanno entrambe fatto un enorme passo in avanti nel mondo del cinema e ci auguriamo venga riconosciuto con dei premi. La regista e le attrici sono sicuramente un trio di talenti da tenere d'occhio.

My Skinny Sister è stato prodotto dalla svedese Tangy, mentre WIDE gestisce i diritti internazionali.

(Tradotto dall'inglese)

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