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Il Festival Internazionale del Film di Friburgo mette la libertà al centro della sua programmazione

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- Dal 21 al 28 marzo il Festival Internazionale del Film di Friburgo (FIFF) vizierà il suo pubblico con 150 film (113 prime) provenienti da ben 57 paesi diversi

Il Festival Internazionale del Film di Friburgo mette la libertà al centro della sua programmazione
Life May Be di Mark Cousins e Mania Akbari

Per il suo quarto anno di mandato Thierry Jobin, direttore del Festival Internazionale del Film di Friburgo (FIFF), e la sua équipe hanno deciso di farci viaggiare sul tema della libertà. Oltre alle due competizioni internazionali (lungo e cortometraggi) l’edizione di quest’anno, la cui programmazione è stata appena svelata, si arricchisce di un folto gruppo di sezioni parallele che abbordano il concetto di libertà sotto vari angoli: quello dell’umorismo (Décryptage: Pouvez-vous rire de tout?), dell’erotismo (Cinéma de genre: Terra Erotica I) o ancora dal punto di vista delle popolazioni la cui identità è minacciata (Nouveau territoire: Cinéma indigène nord-américain).

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Il FIFF (dal 21 al 28 marzo) mette ancora una volta in risalto, con l’indipendenza che lo contraddistingue, una serie di film eterogenei tanto nel soggetto trattato che nella forma. Troviamo quindi nella  Compétition internationale: Longs métrages, sia dei film di finzione sia dei documentari prodotti in modo indipendente o con budget più sostanziosi. Fra i 12 film presenti quest’anno (provenienti da 14 paesi) troveremo: Life May Be [+leggi anche:
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, poesia epistolare fra il regista e storico britannico Mark Cousins e la controversa attrice e regista iraniana Mania Akbari, Corn Island [+leggi anche:
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intervista: George Ovashvili
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del regista georgiano George Ovashvili, selezionato per rappresentare la Georgia agli Oscar, o ancora Sand Dollars della coppia di registi Israel Cárdenas (Messico) e Laura Amelia Guzmán (Repubblica Dominicana) illuminato dall’interpretazione di Géraldine Chaplin.

Come membri della giuria (lungometraggi) troviamo quest’anno quattro registi accomunati da una spiccata sensibilità per il tema della marginalità: Alanis Obomsawin, pioniera del cinema indigeno nordamericano, la regista francese Alix Delaporte (il cui film Le Dernier Coup de marteau [+leggi anche:
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, doppiamente premiato a Venezia, sarà presentato in prima svizzera proprio al FIFF), la svizzera Ursula Meier e l’australiano Rolf de Heer. Il tutto sarà condito da tre attese Masterclass. Il primo a lanciarsi sarà Jean-Marc Barr, presente con tre film nella sezione Cinéma de genre: Terra Erotica I, seguito dallo storico attore francese Jean-François Stévenin e dal regista e sceneggiatore siriano Ossama Mohammed.

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