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BERGAMO 2015

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Anywhere Else, una ragazza persa nella pluralità delle lingue

di 

- Ester Amrami, al suo primo film, gira con abilità e invenzione, attenta ai particolari, gioca con i cliché e affronta il tema del costruire il sé nel mondo con grande leggerezza

Anywhere Else, una ragazza persa nella pluralità delle lingue
Neta Riskin in Anywhere Else

Saudade, wabi-sabi, stam, toqborni, matje, ostranenie. Sono parole provenienti da varie lingue che non hanno un equivalente in altri idiomi. Un dizionario di queste parole non-traducibili è alla base della tesi di laurea di Noa (Neta Riskin), israeliana che vive a Berlino da otto anni, protagonista di Anywhere Else [+leggi anche:
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intervista: Ester Amrami
scheda film
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di Ester Amrami, in concorso al Bergamo Film Meeting

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Una tesi che "più che essere scientifica è un paradosso", come la definisce la sua docente, rifiutandola. Noa va in crisi (una parola che in greco antico significa "decisione"). E quando si va in crisi si torna a casa, alla famiglia. Mentre il fidanzato tedesco Jörg (Golo Euler) è in tournée con il suo trombone, Noa prende il primo aereo per Israele: sole, cibo buono, mamma in stile Woody Allen (Hanna Laslo, miglior attrice a Cannes nel 2005 per Free Zone [+leggi anche:
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di Amos Gitai). Noa si tuffa nelle proprie radici - tra una sorella litigiosa un fratello minore in servizio di leva che vuole disertare - ma anche nel dolore per la nonna, sopravvissuta alla Shoah, che sta morendo. Ed ecco arrivare Jörg, ansioso di capire se quella crisi riguarda anche lui. "L'ultima cosa di cui ha bisogno la nonna in questo momento è di avere un tedesco al suo capezzale", commenta acida la mamma. Ma quella famiglia, che agli occhi del giovane tedesco appare come una gabbia di matti sotto psicofarmaci, rivela tutta la sua umanità, affetto e sostegno ad una figlia "lost in translation". 

Ester Amrami, al suo primo film dopo il corso di regia alla HFF Konrad Wolf di Potsdam-Babelsberg, gira con abilità e invenzione, attenta ai particolari, gioca con i cliché e affronta il tema del costruire il sé nel mondo con grande leggerezza. Ci piace credere che quel dizionario a cui sta lavorando Noa Gutterman sia come il cinema: un linguaggio universale dalle mille diversità culturali. Una pluralità delle lingue che, per dirla con Hannah Arendt, è l'equivocità cangiante del mondo.

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