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Corpse Collector: la commedia della morte

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- L’opera prima di Dimitar Dimitrov gioca con i generi e ride della morte, fino a trasformarsi in un serio e inevitabile dramma romantico

Corpse Collector: la commedia della morte
Stefan Shterev e Stoyan Radev in Corpse Collector

Sin dai primi minuti di Corpse Collector [+leggi anche:
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, opera prima del regista bulgaro Dimitar Dimitrov, assistiamo a un felice mix di generi. La sequenza iniziale ci mostra Itzo (Stoyan Radev) mentre trascina alcuni cadaveri che deve portare all’obitorio, avvolto in un’aura horror. Poco dopo, ci si presentano alcuni loschi personaggi mentre tentano di far passare un omicidio per un incidente stradale, al ritmo di thriller. A seguire, vediamo Itzo e il suo collega di lavoro, il gitano Avera (Stefan Shterev), discutere se si debba o meno rubare vestiti e gioielli ai morti, nei toni della commedia. Il cineasta esordiente riesce a esporre in così poco tempo le tre direzioni che prenderà la sua pellicola, Menzione speciale nella sezione bulgara del recente Festival Internazionale del Cinema di Sofia (leggi la news). Direzioni che seguirà, zigzagando, fino a quando non si metterà di mezzo l’amore… e quello che potremmo dire sia la sua estrema conseguenza: la morte. La morte è quindi sia il punto di partenza che di arrivo del film. Una cosa tanto seria, ma che fa anche molto ridere.

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Il percorso di Corpse Collector è lo stesso che compiono i due lavoratori dell’obitorio, tra l’umorismo più nero (confusione tra persone vive e morte) e il dramma sociale più desolante (lo stupro della figlia di Avera). E’ a questo secondo aspetto che si lega la relazione di Itzo con la sua collega Mimi (Lydia Indjova), poi rimpiazzata da Katya (Teodora Duhovnikova), una donna tormentata, complicata e crudele, amante di Rocco, un mafioso (Mihail Bilalov) che vediamo ucciso all’inizio del film. In piena confusione, Itzo si presta alle situazioni più ridicole (come quando Katya esige un certificato medico che dimostri di non essere malato prima del loro primo incontro sessuale), lasciando intravedere una complessa psicologia stupendamente ritratta da Radev. Il ricorso sofisticato ai vari generi si ritrova a livello di personaggi: la nuova amante di Itzo si avvicina al ricordo della sua severa madre, e la sua personalità si sdoppia mano a mano che la sua storia d’amore e il suo percorso lo portano in luoghi (morali) insospettabili. Fino a che, dopo tutto questo, si arriva al più comune, inevitabile - e quasi scontato a livello narrativo - punto che unisce gli individui e in cui il dolore lascia il passo all’amore.

Corpse Collector, prodotto dalla bulgara Magic Shop, gioca con tutti questi strumenti: la sua messa in scena a metà tra i tre generi summenzionati si accorda con le diverse sensazioni che suscita la storia di Itzo e Katya (e Mimi). Dimitrov lo fa con uno stile speciale, mostrandolo attraverso l’efficace fotografia di Boris Slavkov, piena di lens flares, colorata e metallica, così come i penetranti occhi di Radev. Occhi che sanno scorgere il ridicolo nel serio e nell’amore, e la comicità nella morte. 

(Tradotto dallo spagnolo)

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