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Gli Autori Audiovisivi europei combattono per i loro diritti

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- Il report di Cineuropa sulla conferenza di lunedì organizzata dalla SAA

Gli Autori Audiovisivi europei combattono per i loro diritti

La seconda edizione del Libro Bianco sui Diritti e la Remunerazione degli Autori Audiovisivi in Europa, redatta dalla Società degli Autori Audiovisivi (SAA),è stata presentata all’evento che si è svolto lunedì presso la Biblioteca Solvay di Bruxelles.

L’evento intitolato “Mettere gli Autori al Centro della Creative Economy” ha visto la partecipazione di membri della Commissione e del Parlamento Europeo, congiuntamente con personalità illustri dell’industria cinematografica, come il regista britannico Roger Michell (Notting Hill), il regista francese Bertrand Tavernier (Una domenica in campagna), lo sceneggiatore olandese Robert Alberdingk Thijm (A’dam - E.V.A.) e lo sceneggiatore tedesco Jochen Greve (Tatort).

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Documento sostenuto da sceneggiatori e registi affermati,  supportato dalla FERA (Federazione europea dei registi dell’audiovisivo) e dalla FSE (Federazione degli sceneggiatori d’Europa), il Libro Bianco illustra la condizione del settore audiovisivo in Europa e propone la direzione da seguire per garantire finalmente l’adeguato trattamento del diritto d’autore nell’era del digitale.

La SAA è un’associazione fondata nel 2010 che rappresenta gli autori audiovisivi tutelandone i diritti morali ed economici. 

Dopo la prima edizione nel 2011, questa seconda pubblicazione è un appello ai membri del Parlamento e Commissione Europea eletti di recente, in vista dell’introduzione di nuove direttive riguardanti la territorialità e il mercato del digitale nel mese di maggio.

Come ha spiegato durante la conferenza Cécile Despringre, direttore esecutivo della SAA, nonostante il settore dell’audiovisivo in Europa goda di buona salute, gli autori sono ben lontani dal percepirne gli effetti.

Infatti, le loro entrate corrispondono solamente allo 0,37% dei guadagni totali del settore (da dati raccolti sui 25 membri della SAA nel 2013).

Lavorando principalmente come freelance, gli autori fanno affidamento sulla proprietà intellettuale come fonte primaria di profitto. Questi diritti dunque non rappresentano soltanto il legame morale tra l’autore e la sua opera, ma assicurano anche la corrispondenza tra il successo di quest’ultima e il ritorno commerciale per il suo creatore.

Trasferire i diritti d’autore ad un mercato globale unico, come auspicato dal presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, mette a rischio tale corrispondenza.

Come Bertrand Tavernier ha osservato all’apertura della conferenza, sembra ci sia confusione tra i concetti di portabilità e diritto d’autore. E’ obiettivo dei registi che le loro opere siano accessibili ad un pubblico più vasto possibile, ma non a scapito della diversità culturale. Il cinema, ha continuato il regista, non può essere trattato come il fast food, servito indistintamente con lo stesso “sapore” a milioni di persone.

Roger Michell ha insistito sull’importanza di emancipare i registi. Più questi vengono privati dei diritti a favore delle società, più gli autori vengono declassati al ruolo di semplici tecnici. Registi emancipati fanno film migliori, ha affermato il regista. Prendere le misure adeguate non gioverà solamente agli autori stessi, ma anche alla qualità della produzione e, di conseguenza, all’intero settore. Sfortunatamente, ha continuato, siamo ben lontani dal mettere gli autori al centro delle politiche. Campagne culturali come GREAT nel Regno Unito, toccano solo superficialmente questioni specifiche a ogni settore di produzione, che come tali andrebbero trattate individualmente.

(Tradotto dall'inglese)

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