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The Fish in Me: una storia d'identità intrigante e dall'umorismo sottile

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- Il secondo film di Ertan Velimatti Alagöz, uno dei pochi titoli ad essere proiettati a Istanbul, vanta una sceneggiatura brillante che lascia molto spazio alle conclusioni dello spettatore

The Fish in Me: una storia d'identità intrigante e dall'umorismo sottile

Uno dei cinque film nella sezione New Turkish Cinema ad essere proiettato all'Istanbul Film Festival di quest'anno, in gran parte boicottato (vedi news), The Fish in Me, la seconda fatica da regista di Ertan Velimatti Alagöz (One After Another), è la storia intrigante e compiuta di un uomo alla ricerca della sua più naturale identità.

Nato con una mano deforme, che sembra una pinna, a causa delle pillole che sua madre prendeva mentre era incinta, Barış (Deniz Celiloğlu), un biologo marino sulla trentina, gestisce un negozio di acquari che ha ereditato da suo padre, morto in un incidente in mare. Barış soffre anche di disturbo bipolare - in inverno è depresso, pessimista e debole, e in estate si sente più sicuro e più forte.

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Vede regolarmente un ipnoterapeuta, e da questi dialoghi apprendiamo di più sul suo passato e sulla sua personalità, così come sul suo rapporto con i genitori. La madre vive con un gatto, e Barış odia i gatti. E i barbieri. E ha molte altre piccole nevrosi che infastidiscono leggermente le persone che lo circondano, compresi i clienti e suo cugino (che è venuto a stare da lui dopo che il padre lo ha buttato fuori perché aveva troppi gatti), ma che in realtà egli stesso trova molto più difficili da sopportare, poiché gli rendono la vita estremamente complicata.

Non ultimo, a causa della sua mano simile a una pinna, Barış si identifica più nelle creature marine che negli esseri umani. È particolarmente interessato al Tiktaalik, la prima specie ad essere uscita dal mare per vivere sulla terra, ed intraprende alcune complesse ricerche riguardo la sua connessione con quest'animale. E mentre, scientificamente parlando, la sua teoria sembra essere inverosimile (è più accennato che spiegato nel film), funziona molto bene in questo - a prima vista - semplice, ma in realtà complesso film sull'identità più semplice di un uomo.

Il film è diviso in due metà, inverno ed estate. Alla fine della parte invernale, la madre di Barış muore e l'estate inizia con la sua decisione di lasciare l'appartamento e il negozio di animali a suo cugino, prendere la vecchia barca di suo padre e veleggiare nel Mar Egeo.

Lì, si imbatte in Deniz (Deniz Özdoğan - da notare che, in turco, Deniz è un nome sia maschile che femminile, e significa "mare"), una ragazza che aveva incontrato diversi anni prima in una missione di salvataggio delfini. La ragazza insegna immersione libera con il fratello, e tenta di stabilire il record di deep-diving. Deniz inoltre sembra essere più un pesce che un essere umano - soffre d'asma, che viene alleviato quando è sott'acqua. I due intraprendono un rapporto complicato...

The Fish in Me è un film toccante e delicato, ma ha anche passione e un senso dell'umorismo sottilmente sarcastico. La sceneggiatura brillante di Alagöz lascia davvero respirare i personaggi e lascia molto spazio alle conclusioni dello spettatore, combinando storie personali con archetipi in modo sofisticato - e poi riporta tutto a terra con una sola frase o una semplice azione. L'unico problema è che il finale potrebbe risultare un po' troppo frettoloso, ma questa impressione si dissipa alla luce del prodotto complessivo.

Un plauso speciale va all'esperto direttore della fotografia finlandese Jarkko T Laine, i cui scatti della costa Egea e le numerose ipnotiche sequenze sottomarine elevano il film a molto più di una storia intima.

The Fish in Me è stato prodotto dalla società di Istanbul KokoSuku Film, e co-prodotto dalla greca 2/35 e dall'australiana Adaudio. I diritti internazionali sono ancora della KokoSuku, e gli acquirenti e i festival sono caldamente invitati a dare un'occhiata a questo titolo insolito e innovativo.

(Tradotto dall'inglese)

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