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CANNES 2015 Semaine de la Critique

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Land and Shade: lacrime trasformate in barlume di speranza

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- CANNES 2015: Cesar Augusto Acevedo debutta alla regia con il ritratto di una campagna desolata carica di dolore travolgente

Land and Shade: lacrime trasformate in barlume di speranza

Molti sono stati i film che durante la 68ma edizione del Festival di Cannes hanno rallentato il passo per poter comunicare meglio i diversi modi di vivere, alcuni riuscendoci meglio di altri. Land and Shade [+leggi anche:
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di Cesar Augusto Acevedo è un buon esempio, poiché sa catturare l’attenzione del pubblico facendolo identificare con una certa coscienza rurale. Questo perché il film abbonda di ritmi sonori, generando un entusiasmante e glorioso senso della profondità e del movimento. Tutto ciò è reso possibile dal movimento che i personaggi compiono verso e attraverso la cinepresa, mentre la cinepresa scivola lentamente vicino e lontano dai protagonisti.

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Il film colombiano è uno dei più apprezzati della Semaine de la Critique. Inoltre, il fatto di competere per il Premio Caméra d’Or dovrebbe accelerare la carriera di Acevedo, dopo Los Hongos [+leggi anche:
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, sua prima sceneggiatura altrettanto riuscita. Il piacere di questo successo, però, potrebbe essere attenuato dal fatto che il regista ha apertamente ammesso che il film “è nato da una sofferenza personale” e che rappresenta un tentativo di riconnettersi sia con i genitori defunti sia con la sua cultura d’origine.

Ciononostante, segna senza dubbio un traguardo per Acevedo come regista sia da un punto di vista poetico che politico. Il suo coinvolgimento personale aumenta naturalmente l’intensità emotiva della sceneggiatura, come possiamo vedere dal ritorno di un padre assente alla fattoria in cui la sua famiglia vive da due generazioni. Nonostante l’ostilità della moglie, il padre è obbligato a tornare a causa della salute del figlio, ed è in questo momento che inizia a interessarsi di politica. Le cose sono cambiate durante la sua assenza e la casa di famiglia è ora claustrofobicamente circondata dalle canne da zucchero.

La terra appartiene a loro, ma l’ombra prende il sopravvento sul loro controllo. Una neve delicata e sinistra copre i loro terreni dopo che i proprietari hanno bruciato le terre per il raccolto e, come risultato, l’inquinamento costringe il figlio Gerardo a rimanere a letto senza speranze. Sono schiacciati e sfruttati da quest’industria, nel senso che i personaggi devono costantemente combattere contro il sudiciume delle loro vite per impedire all’amato Gerardo di morire. Questo sembra un destino che soltanto una rivolta comune può dissipare, dando ciecamente ascolto agli echi del passato comunista della Colombia.

Il fatto di rimanere sempre tra le mura domestiche, però, fa assomigliare molto Land and Shade ad Atlantida [+leggi anche:
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di Inés Maria Barrionuevo, un film argentino che si cela in modo simile nell’oscurità dei valori domestici. Entrambi i film sfruttano quella radiosa luce color ocra-caramello che il sole sudamericano conferisce ai paesaggi. Acevedo, però, ha dipinto queste scene in modo particolarmente bello e poetico: le lampade proiettano incessantemente cerchi di luce incandescente intorno alla famiglia, conferendogli una mansuetudine tipicamente cristiana.

Grande attenzione è stata prestata all’introduzione (e allo stravolgimento) di molte sorprendenti prospettive da un unico punto di vista, rendendo molto piacevole la visione di questo film. Il racconto del film è anch’esso molto più ricco rispetto a quello di Atlantida, e si conclude con uno dei peggiori epiloghi  di sempre a Cannes. Un film che prevede molte lacrime tra gli spettatori, quindi siate pronti…

Land and Shade è stato prodotto dalla colombiana Burning Blue e coprodotto da Ciné-Sud Promotion (Francia), Topkapi (Paesi Bassi), il Cile ed il Brasile. Le vendite internazionali sono guidate da Pyramide, chi distribuerà il film alla Francia in settembre.

(Tradotto dall'inglese)

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