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CANNES 2015 Concorso

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Marguerite et Julien: delitto e castigo per Valérie Donzelli

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- CANNES 2015: Un Bonnie and Clyde dell’amore incestuoso tra fratello e sorella a inizio XVII secolo e in versione postmoderna che non va a segno

Marguerite et Julien: delitto e castigo per Valérie Donzelli
Anaïs Demoustier e Jérémie Elkaïm in Marguerite et Julien

Cineasta avventurosa sul piano formale, Valérie Donzelli ha presentato, in concorso al 68mo Festival di Cannes, Marguerite et Julien [+leggi anche:
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, un film purtroppo non riuscito, e non per mancanza di ingredienti, bensì per un difetto di concezione nel suo voler essere a tutti i costi originale. Cercando forzatamente un modo inedito per trattare la storia d’amore incestuosa tra Marguerite (Anaïs Demoustier) e Julien (Jérémie Elkaïm) de Ravalet, fratello e sorella condannati al rogo per questo crimine in Francia nel 1603 (episodio che aveva ispirato una sceneggiatura scritta nel 1971 da Jean Gruault per François Truffaut), la cineasta affonda in una narrazione totalmente squilibrata giocando sugli anacronismi (cartello "c’era una volta" seguito da un elicottero nella scena iniziale), quantità di riferimenti cinematografici e letterari (letture, scambi epistolari) e di effetti di ogni tipo, che presi separatamente potrebbero essere delle buone trovate, ma che non possono formare un insieme, nonostante l’invocazione a un divertente gioco di collegamenti.

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Scritta dalla regista con Jérémie Elkaïm dal lavoro di Gruault, la sceneggiatura parte dall’infanzia privilegiata dei due protagonisti nel loro castello di Tourlaville, non lontano da Valognes (vedi Barbey d'Aurevilly e i suoi racconti sulfurei). Raccontata da una narratrice a una camerata di giovani donne, la storie vede Marguerite e Julien promettersi amore eterno nel corso di piccoli spettacoli domestici ("Oh My Love" come colonna sonora), cosa che insospettisce lo zio prete che consiglia di separarli. Il racconto procede al galoppo (col supporto di un vero cavallo) e dato che "è tempo di imparare a comportarsi seriamente nel mondo", Julien e suo fratello minore vengono mandati a studiare altrove e gireranno l’Europa per anni. Al loro ritorno la fiamma si riaccende, ma tra due giovani adulti stavolta, e nonostante le resistenze "morali" di Julien. La buona società sospetta il peggio (che ancora non è avvenuto) e fa sposare Marguerite a un uomo frustrato e minaccioso cui lei si rifiuta fino al giorno in cui Julien la porta via, concedendosi poi ai piaceri dell’amore carnale. Inseguiti dal marito di Marguerite, fratello e sorella fuggono con l’aiuto della madre (anche le domestiche sono spesso dalla loro parte). Braccati dalla polizia, tentano di scappare in Inghilterra perché Marguerite è incinta e l’incesto è punito con la pena di morte…

Appesantito nella parte iniziale dell’infanzia, Marguerite et Julien si salva un po’ dopo, ma il suo proposito di distanziamento oscilla troppo tra fantasia teatrale e melodramma romantico libertario perché le sue trovate non vadano a picco come tutte le pietre del rimbalzello cui gioca Marguerite nel film. Ma questo forse non dispiacerà alla regista (e al suo accolito attore e co-sceneggiatore) che come i suoi personaggi rivendica la trasgressione che, si sa, è passibile di pena capitale in una società conformista. Ma la passione, per quanto esaltante e naturale, giustifica ogni errore?

Prodotto da Rectangle Productions con il Belgio, Marguerite et Julien sarà distribuito in Francia il 30 settembre da Wild Bunch, che gestisce anche le vendite internazionali.

(Tradotto dal francese)

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