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A Syrian Love Story: essere madre e rivoluzionaria

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- L'emozionante documentario di Sean McAllister ha vinto mercoledì il Gran Premio della Giuria allo Sheffield Doc/Fest e ha avuto ieri sera la sua seconda proiezione mondiale a Bologna

A Syrian Love Story: essere madre e rivoluzionaria

Dopo aver vinto mercoledì scorso il Gran Premio della Giuria allo Sheffield Doc/Fest (5-10 giugno) A Syrian Love Story [+leggi anche:
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 di Sean McAllister ha avuto la sua seconda proiezione mondiale al Biografilm Festival di Bologna (5-15 giugno).

Accoglienza caldissima anche da parte del pubblico del Biografim per l'acclamato documentarista britannico noto per The Liberace in Baghdad e The Reluctant Revolutionary, il cui ultimo film ha fatto innamorare la giuria di Sheffield "per il suo ritratto bergmaniano di una relazione amorosa che si svolge in un contesto tumultuoso".

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Per A Syrian Love Story infatti McAllister ha seguito per oltre quattro anni una coppia di Tartous in Siria. Amer, combattente palestinese rifugiato in Siria, attende con i quattro figli, che venga rilasciata Raghda, attivista politica imprigionata dal regime del presidente Bashar al-Assad. Si erano conosciuti anni prima proprio in una delle prigioni dove sono rinchiusi migliaia di oppositori. La primavera araba e la guerra civile scoppiata nel 2011 nel Paese sono l'occasione per ottenere la liberazione della donna. Nel film, scabro ed essenziale, vediamo i momenti più intimi di questa famiglia, dolori e gioie di ciascun membro, dal figlio maggiore fino a Bob, il piccolino con la lunga coda di cavallo nera. McAllister è sempre con loro, diventa quasi un membro della famiglia. Fino a quando non viene arrestato lui stesso dal Mukhabarat, la polizia segreta che gli sequestra la videocamera e lo trattiene per cinque giorni. La famiglia è costretta a fuggire in Libano e da lì approderà infine nel sud della Francia. McAllister li raggiunge e riprende la coppia il cui legame si sta dissolvendo. Raghda, una vera pasionaria, si sente in gabbia nel dorato mondo occidentale, vorrebbe tornare in patria e combattere per la democrazia. Ma, come dice Amer, "non si può essere Che Guevara e fare la madre nello stesso tempo". 

Per regista dello Yorkshire, "conosciamo il Medio Oriente solo attraverso i tre minuti al telegiornale della sera. Ho voluto raccontare la storia di un popolo nel suo momento più drammatico, attraverso il ritratto di una famiglia nella sua dimensione esistenziale".

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